Il silenzio di Michelina, voce della speranza
di Giulia Rossi
Article content:
Il silenzio di Michelina si legge tutto di un
fiato: è un omaggio alle emozioni, ci sono tutte.
Gli stati d’animo sono rappresentati con tutte le
tonalità della luce e dell’ombra e i personaggi
che sfilano raccontano la storia di sempre, la
lotta tra il bene e il male.
Il racconto è ambientato in un paese
dell’entroterra sardo e racconta la storia di una
bambina cresciuta in una famiglia numerosa molto
povera dalla quale si allontana per andare a
servizio in una famiglia di signori. Quando parte
da casa, nonostante la giovanissima età, non c’è
né tristezza né nostalgia, solo un senso di
liberazione. Fedele alla sua nuova famiglia e
instancabile nel lavoro, un giorno partorisce una
bimba inaspettatamente, suscitando una sgomenta
sorpresa nella padrona. Questa si rivolge a Nora,
l’anziana levatrice in pensione, che dopo aver
assistito materialmente Michelina cerca di capire
chi sia il padre. Ma la ragazza si rifiuta di
parlare sia con l’ostetrica sia con la madre
giunta nel frattempo. Decide di confidare il
segreto della violenza subita da parte del padre
solo alla sua signora la quale, con l’aiuto di
Nora, riesce a trovare un brefotrofio dove
Michelina e la sua bimba menomata trovano
ospitalità. Nelle ultime pagine, però, il racconto
si apre ad un’altra possibilità: la vita della
ragazzina cambia, conosce l’affetto, le
gratificazioni e il valore della complicità.
L’intreccio del racconto tragico è percorso sin
dall’inizio dalla scintilla della speranza. E’
storia di legami e di relazioni: malate quelle
familiari, sublimi le altre, quelle inaspettate,
nate dall’incontro casuale di anime che si
riconoscono.
Nella disfatta si intravede sempre una via di
uscita. Michelina sa che ce la farà, nonostante
tutto. Lei è viva e dunque ascolta la sua
scintilla, che niente e nessuno potrà spegnere. E’
questo il messaggio: l’ignoranza, la violenza e
l’abbandono non riescono da soli a far soccombere
la vita; l’amore, l’affetto e l’accoglienza
possono essere “dietro l’angolo” per tutti gli
uomini. E’ un inno alla vita e alla fiducia.
Fiducia nell’incontro con l’altro. E Michelina si
aggrappa proprio a quelle coincidenze che le
permetteranno di tornare a vivere.
La famiglia non è l’unico luogo della felicità,
anzi spesso è il luogo dove si consumano le
peggiori tragedie. Affianco alla condanna di una
società e di una cultura, c’è soprattutto il
rifiuto dell’impotenza. Si può vincere; l’amore
può vincere l’orrore anche nelle storie vere, non
solo nelle favole.
Un grazie all’autrice che anche nella tragedia ci
fa scorgere la solarità della vita, attraverso lo
stupore infantile con il quale Michelina sopporta
il suo destino, segnato da una ferita che può
divenire la fonte della forza alla quale attingere
per continuare a vivere.
Rita Sanna, Il silenzio di Michelina, La
Riflessione, Davide Zedda Editore, 2007, p.100, 10
euro.
Il silenzio di Michelina, voce della speranza
di Giulia Rossi
Article content:
Il silenzio di Michelina si legge tutto di un
fiato: è un omaggio alle emozioni, ci sono tutte.
Gli stati d’animo sono rappresentati con tutte le
tonalità della luce e dell’ombra e i personaggi
che sfilano raccontano la storia di sempre, la
lotta tra il bene e il male.
Il racconto è ambientato in un paese
dell’entroterra sardo e racconta la storia di una
bambina cresciuta in una famiglia numerosa molto
povera dalla quale si allontana per andare a
servizio in una famiglia di signori. Quando parte
da casa, nonostante la giovanissima età, non c’è
né tristezza né nostalgia, solo un senso di
liberazione. Fedele alla sua nuova famiglia e
instancabile nel lavoro, un giorno partorisce una
bimba inaspettatamente, suscitando una sgomenta
sorpresa nella padrona. Questa si rivolge a Nora,
l’anziana levatrice in pensione, che dopo aver
assistito materialmente Michelina cerca di capire
chi sia il padre. Ma la ragazza si rifiuta di
parlare sia con l’ostetrica sia con la madre
giunta nel frattempo. Decide di confidare il
segreto della violenza subita da parte del padre
solo alla sua signora la quale, con l’aiuto di
Nora, riesce a trovare un brefotrofio dove
Michelina e la sua bimba menomata trovano
ospitalità. Nelle ultime pagine, però, il racconto
si apre ad un’altra possibilità: la vita della
ragazzina cambia, conosce l’affetto, le
gratificazioni e il valore della complicità.
L’intreccio del racconto tragico è percorso sin
dall’inizio dalla scintilla della speranza. E’
storia di legami e di relazioni: malate quelle
familiari, sublimi le altre, quelle inaspettate,
nate dall’incontro casuale di anime che si
riconoscono.
Nella disfatta si intravede sempre una via di
uscita. Michelina sa che ce la farà, nonostante
tutto. Lei è viva e dunque ascolta la sua
scintilla, che niente e nessuno potrà spegnere. E’
questo il messaggio: l’ignoranza, la violenza e
l’abbandono non riescono da soli a far soccombere
la vita; l’amore, l’affetto e l’accoglienza
possono essere “dietro l’angolo” per tutti gli
uomini. E’ un inno alla vita e alla fiducia.
Fiducia nell’incontro con l’altro. E Michelina si
aggrappa proprio a quelle coincidenze che le
permetteranno di tornare a vivere.
La famiglia non è l’unico luogo della felicità,
anzi spesso è il luogo dove si consumano le
peggiori tragedie. Affianco alla condanna di una
società e di una cultura, c’è soprattutto il
rifiuto dell’impotenza. Si può vincere; l’amore
può vincere l’orrore anche nelle storie vere, non
solo nelle favole.
Un grazie all’autrice che anche nella tragedia ci
fa scorgere la solarità della vita, attraverso lo
stupore infantile con il quale Michelina sopporta
il suo destino, segnato da una ferita che può
divenire la fonte della forza alla quale attingere
per continuare a vivere.
Rita Sanna, Il silenzio di Michelina, La
Riflessione, Davide Zedda Editore, 2007, p.100, 10
euro.
COLLOQUI INVISIBILI di Carmen Salis
L'altra mattina ero
in coda alle poste solite bollette da pagare
prendo il mio numeretto e mi siedo. Di fianco a
me due donne che chiaccherano delle solite cose
che solo il dialetto riesce a rendere
interessante, quando il telefonino di una delle
gentili signore squilla con insistenza ..
risponde e dopo qualche secondo di conversazione
si zittisce.......... sbianca chiude racconta
alla sua amica la storia della loro inquilina
che viveva sopra di loro con figlia e nipote
...e ora la figlia ....... Invece e solo dopo
aver letto il libro che ho immaginato la storia
delle signore alle poste . Storie quotidiane di
solitudine o di emarginazione con una parvenza
di normalità che sembra poterti difendere da
tutto e da tutti coglierle nella loro
semplicità anche narrativa non e facile. Credo
che Carmen abbia messo in luce in maniera
convincente quelle che sono le sue peculiarità
leggere nel cuore della gente , a volte con
delicatezza e dolcezza , a volte con cinismo
e con un pizzico di malinconia. Questo suo modo
di essere la porta a vedere al di la delle
cosidette giornate " normali " di tutti noi.
ciao
alberto banchero
ENTENDIDO
Lettura affascinante quella di
Entendido.Un libro che ho scoperto per caso ed ho
acquistato tramite internet. Già dalle prime
pagine ho capito che l'avrei letto tutto d'un
fiato...e così è stato.
Sicuramente tratta di un argomento non facile da
affrontare perchè si rischia sempre di andare sul
demagogico e nel rileggere cose scritte e
riscritte in tutte le salse. Quest'opera è invece
originale e fresca nella sua stesura. Dopo varie
ricerche ho scoperto che è l'opera prima di Andrea
Madi e spero di poter leggere al più presto altri
sui libri. Il dubbio e la curiosità sono elementi
portanti del romanzo.I personaggi si rispecchiano
nelle persone comuni che ti ritrovi affianco nella
vita reale. Le descrizioni e le sensazioni
diventano talmente realistiche tanto da poter
pensare di essere partecipe agli eventi.Questo
libro commuove, diverte, fa arrabbiare, stupisce...e
quando si arriva alla fine fa riflettere e ti
lascia con la curiosità di conoscere un eventuale
seguito. Consiglio vivamente la lettura.
Voto Ottimo
SU COLLOQUI INVISIBILI DI CARMEN SALIS
Carissima Carmen,
ho letto con entusiasmo la tua ultima fatica
letteraria!
Sei stata grande! Mi è piaciuto tutto, sia
l'originalità della forma del racconto che il
linguaggio utilizzato, a volte duro ma senza
eccessi e comunque asciutto ed essenziale.
I personaggi sono dolorosamente reali, autentici.
Non sarò certo io la prima a dirtelo ma questo è
senz'altro il tuo più grande talento, sei capace,
con poche e sapienti pennellate di colore, di
descrivere aspetti dell'animo umano, (non sempre i
più nobili), in cui ciascuno può riconoscersi.
Nelle precedenti opere ho apprezzato la tua ironia
ma questa volta con il tuo racconto, la tua Silvia
e il suo male di vivere mi hai toccato il cuore.
Uno Scrittore vero ha questa capacità, trasforma
le parole in emozioni!
Per tutto quello che hai scritto e che scriverai
GRAZIE!
Io e le Colleghe alle quali ho fatto conoscere i
tuoi racconti non vediamo l'ora di leggerti
ancora.
Con grande ammirazione
Sandra
Penombra di K.D. Melis
Dalle liriche di Katia Debora Melis trasuda
notevole capacità evocativa, pregna di profonda
ma serena inquietudine che però tende alla
ricerca di un orizzonte luminoso, anche se non
esplicitamente verbalizzato. Una pulsione
interiore, specchio parziale del vissuto ma ancor
di più del contesto: quasi una protesta denuncia
di un mondo che non le piace per molti aspetti, un
tessuto sociale traditore di lapalissiani principi
interiori, ovviamente nobili che l'autrice coltiva
nel proprio intimo universo di riferimento e
vorrebbe trionfassero .. ambirebbe che
prevalessero sul buio delle cosienze. Gradevole lo
stile narrativo stimolato da una metrica fluida; i
contenuti non sono criptici nè tantomeno
cattedratici o sapienziali pur essendo di notevole
spessore, mai banali.
Breve recensione di Paolo Moschini che autorizza
la poetessa a farne l'uso che più riterrà
opportuno.
Paolo Moschini scrittore, poeta, giornalista.
_______________________________________________________________
What a
wonderful book, Vincenzo, thank you for sending it
to me! I
enjoyed every part of your work: it's hugely
commotive and brings the
reader to deeply
reflect about the darkest period of our history.
So, I
wholeheartedly agree with the comments about your
book that I've read
on the website.
I have no doubt Loto e Arcobaleni has to be
gorgeous indeed. I
fervently wish for you the biggest success and
satisfaction in this
career. Each time, I'm more and more convinced
about this works to be
necessary to keep alive the dignity of the human
being in this bizarre
times. Congratulations, Vincenzo!
A big hug to you and Emilia
Joaquín
Dr. Joaquin De
Carpi Perez
Facultad de
Derecho Procesual
Universidad de Zaragoza
Che libro meraviglioso, Vincenzo!
Grazie per avermelo mandato! Mi è piaciuta ogni
parte del tuo lavoro: è estremamente commovente e
porta il lettore a riflettere profondamente sul
periodo più buio della nostra storia. Quindi,
sono completamente d'accordo con i commenti sul
tuo libro che ho letto sul sito web.
Non ho nessun dubbio che Loto e Arcobaleni è
grandioso oltre tutto. Ti auguro ferventemente il
più grande successo e la più grande
soddisfazione per la tua carriera. Ogni volta,
sono sempre più e più convinto della necessità
di questo lavoro per mantenere viva la dignità
dell'essere umano in questi tempi strani e
bizzarri. Congratulazioni, Vincenzo!
Un grande abbraccio a te ed Emilia
Joaquin
Dr. Joaquin De Carpi Perez
Facoltà di Diritto Processuale
Università di Saragozza
LOTO
ED ARCOBALENI
DI
VINCENZO INGARAO
«La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore.»
Lev Trockji
Questa è una storia semplice. E' quasi una favola. E come tutte le favole, è piena di dolore e di gioia,
di meraviglia e di stupore.
Giuseppe, torinese, ebreo non praticante, narra la sua storia attraverso il cammino del tempo compiuto dal 1912 al 2004,
lungo tutto l'arco della sua vita. Dall'infanzia alla giovinezza, al primo grande amore per una ragazza,
Jolanda, il cui destino sembra già drammaticamente disegnato, al quale egli tenta disperatamente di strapparla.
L'università, la laurea di ingegneria civile, il primo lavoro per conto del governo fascista per la progettazione
di una strada in una remota contrada della provincia siciliana di Siracusa tutto sembra far presagire una vita come tutti,
una vita tranquilla, costruita, serena, compiuta.
Ma giunge il 1938, e inizia l'incubo delle leggi razziali diramate dal governo Mussolini.
L'ostracismo, l'espulsione di tutti i professori ebrei e tutti gli scolari da tutte le scuole del Regno d'Italia
sono solo il primo passo. Le continue privazioni, l'incomunicabilità imposta, attraverso il divieto di possedere
apparecchi radiofonici, il divieto di ingresso nei negozi e nelle attività commerciali,
l'esproprio di ogni bene personale fino allo scoppio della guerra.
I bombardamenti diventano storia di ogni giorno, così come in mezzo ad un inferno provocato spiccano cuori generosi
come coloro che, in barba alle legislazioni assurde, aiutavano gli ebrei con ogni mezzo di conforto,
ritenendoli esseri umani come qualsiasi altro sulla terra, e non "parassiti" da evitare e, se possibile, sterminare.
Copyright by Davide Zedda Editore Via F.Alziator, 24 - 09126 - Cagliari Tel: 070.389321 - 349.3753742
Orari Uffici: dal Lunedì al Venerdì ore 9,00/18,00 Si riceve solo su appuntamento
L'AUTORE
Vincenzo Ingarao è nato a Torino il 7 novembre 1961. Rimasto orfano di padre all’età di 6 anni, ha studiato e vissuto
nella città natia. Dopo gli studi tecnici ed universitari ha intrapreso la carriera di Senior Manager,
carica che attualmente ricopre. Coniugato con Emilia, dal 2000 vive e lavora a Firenze.
Da circa vent’anni coltiva la passione della scrittura. Adora la musica classica e lirica:
suoi compositori preferiti sono Mozart, Beethoven e Puccini, che ama ascoltare in ogni momento possibile,
soprattutto mentre scrive. “Loto e arcobaleni” è il suo debutto.
RECENSIONE DEL PORTALE : Lo scrittore ed amico Vincenzo al suo esordio ha scritto una commovente storia
di sofferenze e crudeltà. Leggendo le pagine si viene avvolti dalla tenerezza dei racconti e da un senso di commozione
che solo l'autore sa dare. Ci fa riflettere su quello che è stato, e che purtroppo qualcuno osa mettere in discussione .
Una buona lettura che consigliamo a tutti , specialmente ai bambini che stanno per intraprendere la storia della Shoah .
L'Amministratore Agostinelli Maurizio
In sintesi
Giuseppe, torinese, ebreo non praticante, narra la sua storia attraverso il cammino del tempo compiuto dal 1912 al 2004,
lungo tutto l'arco della sua vita. Dall'infanzia alla giovinezza, al primo grande amore per una ragazza, Jolanda,
il cui destino sembra già drammaticamente disegnato, al quale egli tenta disperatamente di strapparla.
L'università, la laurea di ingegneria civile, il primo lavoro per conto del governo fascista per la progettazione
di una strada in una remota contrada della provincia siciliana di Siracusa... tutto sembra far presagire una vita come tutti,
una vita tranquilla, costruita, serena, compiuta.
Ma giunge il 1938, e inizia l'incubo delle leggi razziali diramate dal governo Mussolini.
I vostri commenti
Luca (14-06-2007)
Un gran libro, una narrativa che avvolge e ti porta nel mezzo della storia del protagonista.
Il dramma della shoah rivissuto da un punto di vista crudo quanto reale.
Complimenti all'autore ed alla coraggiosa scelta della casa editrice.
Un libro da avere nella propria biblioteca e da portare nel cuore.
Voto: 5 / 5
-
“Ciò che ripetevo a me stesso, ancorchè
prima a loro, era non dubitare, non lasciarti
andare, non dubitare mai, non cedere mai ,la vita è
fuori da qui, ti e ci aspetta e presto la vita ci
premierà dopo tanto strazio ...”
- L’Amore
per la vita è l’insegnamento che in questo libro
scandisce i ritmi, un amore disperato ed ostinato,
determinato a non soccombere pure quando sembra non
esistano più razionali possibilità di
sopravvivenza . Ed invece questo Amore, linea di
confine con la propria coscienza, determina la
vittoria, insperata, agognata e poi sorseggiata fino
alla fine dell’esistenza, come prezioso nettare. Sembra
quasi retorica e moralismo, ai nostri tempi
costruire un parallelo tra la normalità di un
vivere “ scontato “, scandito dai ritmi regolari
degli eventi naturali , ed il riemergere improvviso,
di follie collettive, che stravolgono esistenze di
interi popoli, di vittime innocenti, facendola
sprofondare nell’abisso della vergogna.
Ma genocidi e barbarie si perpetuano ogni
giorno, e spesso, non troppo lontano dalle nostre
vite distratte, impotenti, colpevoli.
Vincenzo Ingarao riesce a mettere
a nudo la Storia, la libera da falsi
pudori , con una scrittura efficace che riesce a
coinvolgere, ci trasporta nel tempo
e nello spazio. Il dolore di Machiko diventa il
nostro dolore, così come quello di tutte le vittime
innocenti delle Barbarie perpetuate nei Tempi. Ci
appassioniamo alla
ricerca di quella umanità dispersa che si deve
ritrovare. l ’unica possibilità
è quella di unire le molte voci, e tramandare il
valore della Memoria. la Storia, a volerla
ascoltare, è maestra ,ci insegna a riconoscere la
bellezza delle diversità, la bellezza della natura
umana pur con le sue contraddizioni e debolezze, i
valori delle relazioni, ci insegna a riconoscerle, e
consapevole della necessità della testimonianza, ci
chiede di non rinnegarla ma di insistere a ricercare
in noi stessi il seme della Giustizia ed a
sconfiggere il nostro inutile moralismo, che si
perpetua, ricoperto da colpevole silenzio.
Il premio sarà la Saggezza che conduce alla
pace del cuore
Maria
Laura Satta
LOTO
E ARCOBALENI di Vincenzo Ingarao
"Un libro veramente interessante, con spunti
positivi che superano di gran lunga quelli
negativi, che possono essere i cosiddetti punti
morti che ogni libro in se stesso possiede. La
parte relativa al Sonderkommando è scritta con
una precisione cronologica e con un dettaglio
degli eventi veramente impressionante. Io ho letto
diversi libri sull'argomento, e ho vissuto da
vicino quell'esperienza avendo fatto parte del
kommando addetto alle Rampe e al Kanada, la zona
di smistamento dei beni degli ebrei destinati alle
camere a gas. Una visione affascinante e
agghiacciante, che finora nessuno mai, nemmeno chi
ha svolto quel lavoro, e mi riferisco in
particolare a Shlomo Venezia e Filip Muller, unici
testimoni che hanno deciso di trovare in se stessi
il coraggio di raccontare, ha avuto il coraggio di riferire
con tale schematicità e precisione".
Ho letto LOTO E ARCOBALENI avendolo ricevuto dalle
mani dell'autore, durante la sua presentazione alla
Bibli lo scorso mese a Roma.
Quello che posso dire e' che e' un romanzo che ha
del miracoloso. Per un autore al suo esordio
scrivere qualcosa come quello che ho tra le mie mani
e' straordinario. In questo romanzo convivono gioia,
dramma, passione, sentimento, terrore, morte,
nascita e rinascita.
All'inizio si trova un messaggio importante, un
incoraggiamento a non lasciarsi mai andare qualsiasi
cosa accada, che secondo me ben pochi filosofi della
vita oggi sanno comunicare, visto che questa è la
civiltà del precotto e preconfezionato, la civiltà
del <<come diventare felici in sedici facili
lezioni>>.
Questo libro è una sorpresa nella sorpresa. E' come
una di quelle scatole cinesi, o una specie di
Matrioska.A parte il romanzo giapponese che si
incastona perfettamente nella storia come un
gioiello nel suo astuccio, c'è da dire che le
poesie contenute sono come un giacimento di diamanti
che si scopre man mano che uno scava e va nel
profondo.
La parte del lager e' poi qualcosa di mai letto e
mai sentito.E' semplicemente impressionante!
Ci ho messo giorni e settimane, a leggerla tutta,
perche' potevo leggere una, massimo due pagine, poi
dovevo assolutamente smettere, preso e ghiacciato
dal terrore. Giuro che tornare a leggere quelle
parole era per me quasi come iniziare insieme al
protagonista una nuova giornata ad Auschwitz
Birkenau. Quello che voglio chiedere e': come ha
fatto Ingarao a rendere cosi' realistica
l'ambientazione e le persone? Io ho visitato anni
addietro Dachau e Mathausen e ancora ho brividi a
pensare a quello che ho visto e sentito, ma il
racconto di LOTO E ARCOBALENI e' impressionante.
Sembra di essere li', vivi e presenti, e di poter
solo osservare presi dall'impotenza di non poter
fare niente per poter impedire quel massacro.Non
conoscevo se non per sentito dire che cosa era stato
il lavoro nel sonder kommando,ma adesso ne ho
l'immagine chiara. Sento una intensa commozione per
quelli che davvero ne hanno fatto parte e che hanno
davvero svolto quel compito, che non ha aggettivi
per poterlo descr
ivere.
Ho trovato veramente commovente il finale. Magnifici
i personaggi femminili della storia,uno più vero e
splendente dell'altro.
Alla fine del libro mi sono trovato a piangere come
un bambino,con la voglia di ricominciare a leggerlo
subito e forse con meno paura di affrontare, quando
sara', la morte.
Incoraggio senza dubbio Ingarao a continuare e a
popolare questo pianeta di libri come questo.
Ricordare e' importante,ma io credo che sia piu'
importante diffondere un messaggio come questo libro
e' capace di fare.
Grazie e saluti
Alberto Minganti
PENOMBRA
DI
KATIA DEBORA MELIS
Un titolo ricco di
immaginarie e intrepide emozioni… ci spinge ad
aprire quella porta ed una volta aperta a ritrovarci
in un lungo cammino per arrivare ad una meta
inesauribile di emozioni… una meta senza fine, un
traguardo di inafferrabili e ricche sensazioni.
Una poesia leggera ma profonda, una emozionante
attraversata in una vita fatta di bellezza e
tristezza, di colori e chiari scuri attraversa
dolcemente ogni parola studiata a puntino e con
estremo riserbo dall’autrice.
Il libro della nostra poetessa Katia Melis è un adorabile
susseguirsi di chiari scuri di una poesia da capire,
quella che va oltre le parole, quella che ti porta
dove tu vuoi andare perché tu in quel momento vuoi
e basta e vuoi solo quello.
Piacere della lettura, del
suono e della melodia e della profondità che si
cela in un libro di armoniosa bellezza poetica.
La poiesis, rievoca
alla più ampia idea di creazione, creatività,
produttività, a un'attività demiurgica.
La tendenza della poesia è per gli amanti della vita, del
sogno, dell’amicizia, per gli amanti dei valori
eterni, di quei valori
che forse ora stanno crollando ma che non
fanno decadere la poesia.
Il trend che le unisce è il movimento eterno della vita,
della natura, (Volo di farfalla…), di voli quasi
pindarici che servono per dare peso alla vita (Le
mie ali), per non parlare dei colori (La poesia è
azzurra)
Leggere penombra è come leggere poesie ermetiche, di un
ermetismo sottile e poesie classiche insieme, con
temi emozionanti e ricchi di fertili presagi di vita
in ogni loro sfumatura.
Bello leggerle in un contesto dove la poesia forse ritrova
la sua identità.
L’autrice stessa ci svela l’arcano delle sue poesie
(Argomentazioni ).
Perché la mia poesia è
argomentazioni? Trae spunto da un possibile
confronto con un sé, un me, un te. E allora dire e
fare è parlare…
Silvia Zucca
SU CARMEN SALIS
I
racconti di Carmen mi hanno lasciato ciascuno un
senso di protezione, rivalsa, di cura dell'umanità
dei protagonisti.
Un
narrare veloce, immediato, un flash sulla quotidiana
umanità di persone che evocano riflessioni,
emozioni,giudizi altrettanto immediati, come la
risata della barzelletta!
I
dialoghi efficaci ci portano senza distrazioni nella
relazione schierandoci ora con uno, ora con l'altro
personaggio fino alla fine che giunge spesso
fulminea, inaspettata, spiazzante.
Cronache
da un condominio è un reality, l'occhio indiscreto
che vuole mettere in luce quegli aspetti del vivere
quotidiano di tanti qualunque per essere assolti,
capiti, giustificati, amati, semplicemente
“notati”.
Il
lavoro di Carmen è quello di osservarci nelle
manie, nelle resistenze ai piccoli cambiamenti,
nell'inerzia di vivere che suscita immancabilmente
nel lettore un veloce flash-back di istantanee della
propria esistenza e un “pensarsi” che non può
guastare.
IL RIFUGIO DI CLAUDIO PIRAS
Davvero un bel
libro!!!! Coinvolgente ed appassionante al punto
che......la fine e' arrivata troppo presto.COMPLIMENTI!!!
Marcello.
IL RIFUGIO di Claudio Piras
Non sono mai
stata un’amante dei gialli, perdipiù
–essendo una straniera– non conosco bene la
letteratura italiana,
però l’imprevedible destino ha voluto che mi
trovassi in Sardegna e leggessi „Il rifugio”.
Iniziando la lettura ero scettica, ma man mano che
leggevo mi facevo coinvolgere sempre di più
dall’irripetibile clima del romanzo. Non
tanto dalla trama (non ho mai amato i gialli), quanto
proprio dal clima.
C’è
qualcosa di toccante nello scorrere lento e armonioso
della vita dei piccoli paesi. I paesi che ancora oggi
crescono intorno alla chiesa; i paesi dove coltivare
le tradizioni locali e familiari è
naturale come l’avvicendarsi delle stagioni. Tredoms
è
uno di quei paesi. L’autore lo “disegna” con
talento. Lo riempie dei personaggi convincenti (il
prete, il barista, la donna coi gatti), che rimangono
nella memoria. Abita là
anche la famiglia Castelli. La famiglia che vive
all’ombra di un macabro secreto. Ma nonostante il
passato scuro e misterioso, i rapporti tra i familiari
compongono un “quadro” universale e commuovente.
E credo sia proprio quella la bellezza
del
romanzo. Non è
solo un libro giallo. E’ un libro che parte da una
storia concreta- per arrivare a parlare della forza e
bellezza
del
rapporto che un giovane può
avere con i propri parenti. Leonardo, pur essendo
molto legato alle sue radici e pur vivendo la vita da
adulto negli anni 80., potrebbe tranquillamente
incarnare le riflessioni esistenziali, le emozioni di
ognuno di noi.
Non è
solo un libro il cui protagonista viene da Tredomus.
E’ un libro che– descrivendo un posto piccolo e
inventato – dipingere un vasto, convincente panorama
della vita della campagna sarda. Con le sue mentalità,
storia, cucina.
Vale la pena aggiungere che l’immagine della
Sardegna presente nel romanzo diventa affascinante
anche per uno che, come me, mai prima aveva sentito
parlare di, ad esempio, Gigi Riva o del Cagliari degli
anni 70. E tutto ciò
grazie alla grande abilità
narrativa dell’autore che, spero, ben presto verrà
conosciuto anche nel mio paese…
A. Gogolin
Entendido
di Andrea Madi
Entendido
è un opera letteraria dai contenuti nuovi. Entendido ha
la presunzione d’essere il significato stesso della
parola che ne rappresenta il titolo. Entendido è il
sapiente, è il protagonista che si pone al centro,
giudice e imputato di un intrecciata storia d’amore
omosessuale. Un’omosessualità vissuta con la pace
nell’anima di un essere che è se stesso fuori e
dentro e che però si scontra con l’esterno, con la
famiglia e con la tradizione di un paesino Sardo che lo
addita. Entendido ci scandisce in giornate lunghe minuti
i rintocchi di una passione coi giorni contati. Una
passione che va oltre le differenze di genere, una
passione che travolge i sensi e ci insegna che
nell’amore siamo tutti uguali. Entendido apre gli
occhi su di un mondo parallelo, su un universo
omosessuale che si muove e vive al nostro fianco, ma di
cui ignoriamo l’esistenza
per paura, per vergogna. Perché temiamo ciò che
non conosciamo fino a temere noi stessi, quando il
nostro vero essere grida e ci impone le sue voglie.
Andrea
Madi attraverso un linguaggio semplice, accessibile ad
ogni tipo di pubblico, ma allo stesso tempo sincero e
dalle tinte forti ci regala attimi di apparente vita
quotidiana. Il libro scorre senza concedere pause, come
in un impeto di vita. I personaggi si animano come in un
opera teatrale e come in essa ognuno ha la possibilità
di immedesimarsi nei numerosi personaggi, descritti
nelle loro realtà psicologiche. Le loro azioni
analizzate con sorprendente precisione, ci fanno vivere
tra le pagine. Entendido è dedicato a chi non può e
non vuole: Darse
por entendido ( far finta di nulla)
E’
un libro che si legge d’un fiato, tanto la trama che
assomiglia ad un rincorrersi, ad un accavallarsi di
fughe e scoperte, assorbe, incuriosisce, affascina il
lettore. Ma non si tratta certo di un dipanarsi di
fatti, personaggi e sentimenti convulso e confuso.
L’autrice che è solida ed esperta, sa guidare i
rivoli, ma anche i torrenti impetuosi ed appassionati
della sua storia, con accurata maestria. E’ un romanzo
veloce ed indugiante assieme, in cui appare evidente una
sedimentata conoscenza
della Dettori del romanzo europeo del XIX secolo. Ma non
si tratta di romanzo nato vecchio, tutt’altro: i
personaggi, le trame, le invidie, gli amori, le
inquietudini, le sofferenze, gli sforzi per combattere
preconcetti ed antiche paure sono universali, sono senza
tempo, o meglio sono tutto il tempo dell’umanità.
Certo
il libro è inserito in un contesto storico, che è
quello del XVII secolo, ed è inserito in una realtà
geografica che è quella di un villaggio della Sardegna.
Ma entrambi gli aspetti sono per l’autrice un
pretesto, per narrare di umanità universale. Si
potrebbe rilevare che il romanzo appare quindi come un
romanzo storico, ma lo sfondo, l’ambientazione non
sembrano sempre rigorosamente documentati come un
esperto storiografo avrebbe voluto. Ma credo che il
romanzo non debba necessariamente rispondere a simili
esigenze. Uno dei più grandi romanzieri, Alessandro
Dumas, che pure ambienta rigorosamente la storia dei tre
moschettieri nella Parigi dei primi decenni del secolo
XVII, fa passeggiare D’Artagnan in rue Servandoni,
dimenticando che l’architetto fiorentino che dà il
nome alla via, sarebbe nato circa un secolo dopo quella
passeggiata e la strada gli sarebbe stata intitolata
solo agli inizi del XIX secolo, ma naturalmente una tale
licenza non credo influisca sulla eccezionale qualità
artistica di quel romanzo di Dumas.
Per
ritornare al bel romanzo della Dettori, che come si vede
è in buona compagnia, credo che il fascino del suo
racconto sia nella finzione narrativa libera, simile ad
un gioco in cui si può costruire obbedendo solo alla
propria fantasia ed alla propria creatività.
Il
libro si muove analizzando i preconcetti, che
impacciano, incattiviscono, incatenano gli esseri umani
rendendo loro la vita più difficile, angusta e dolorosa
di quanto non possa essere di suo. La protagonista del
libro, che non casualmente è una donna, combatte i
preconcetti e proprio da questi è avversata.
L’ostilità crescente che sembra travolgerla
inesorabilmente per distruggerla si scioglie d’un
colpo: sono sufficienti poche parole liberatorie di un
frate a svuotare l’incantesimo. Ciò appare come
metafora della inconsistenza
di tanti pregiudizi che angustiano, pesanti ed
incombenti, il nostro mondo, ma pure in grado di essere
annientati se appena si scoprissero i valori umani della
razionalità,
dell’intelligenza, dell’amore. E così il
malato del romanzo condannato senza rimedio ritorna
miracolosamente tra i sani, rigenerato da nuove
consapevolezze e capace di aiutare gli altri a scoprire
la verità oltre il preconcetto.
Certo
la scelta della Dettori è quella di un romanzo ed è
magica, e d’altra parte nell’economia del suo libro
la soluzione non poteva essere sociologica, ma la
comunicazione acquista la stessa pregnanza e aggiunge un
patos emotivo avvincente e convincente.
L’augurio
è quello di una buona, appassionante lettura,
oltretutto il libro ha molte più cose da dire di quanto
non faccia questo breve scritto.
Alberta Elisa
Dettori Contini
Disimparada (La Guaritrice)
La Riflessione
2006
Giuseppe Luigi Nonnis
Ho letto il libro di Silvia Bifulco,
"il volto" dopo aver assistito anche alla
presentazione.
Complimenti Silvia!!!
un libro degno di essere letto... lo consiglio!
Cinzia
http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=12&id=1520Il
palazzo dei non autorizzati, autore roberto mura, la
riflessione editrice
Una tragicommedia che puzza di vicolo, una parodia
casteddaia senza peli sulla lingua. Un rudere occupato
nella Cagliari popolare. Le mille "trasse" di
chi non ha voglia di lavorare e si arrangia come può.
La violenza, la povertà, la pazzia, l'ignoranza, la
furbizia, la cattiveria, la simpatia, la magia, la
poesia. Strade lontanissime che si incrociano nel
vecchio palazzo dei non autorizzati. C'è chi ci
trascorre un minuto, tanto per sfogare la sua brama, c'è
chi vive là da non sa più nemmeno lui quanto, c'è chi
ci stà ma ogni minuto vorrebbe scappare. Cagliari si
svela tra le pagine, e allo stesso tempo si nasconde. E
nasconde i suoi diseredati. Loro, appesi a una fune che
si sta sempre per spezzare ma non si spezza mai, e se si
spezza, poi, chi se ne frega, vivono ognuno le sue
strampalate avventure. Anzi vivacchiano. E rincorrendo
la vita si incasinano ogni giorno peggio. Ma non fa
nulla, ognuno ha un vizio che fa da sfogo
all'insoddisfazione. Anche il sindaco, anche il prete,
tutti bussano alla porta del palazzo per sentirsi un po'
topi.
Inserito il 10 febbraio 2006
da angelo pichiri
Il palazzo
dei non autorizzati, romanzo, La riflessione editrice,
autore Roberto Mura, prezzo dieci euro
A, B, C. Tre
ingressi differenti per uno stesso palazzo. Dentro
c’è l’inferno, l’inferno dei pensieri e quello
della vita. Ci sono Alessandro Loru e la sua famiglia,
tredici persone che dividono poche stanze e un solo
bagno, tra urla, furti, amori che finiscono e
riniziano lontani. C’è signor Franco, che cerca tra
l’immondizia qualcosa da mangiare, perché è
davvero un peccato che tutto quel ben di Dio vada alla
malora. Ci sono Alice la maga grassa e Laurence lo
iettatore, due mostri che vanno in giro a rubare
l’intelligenza della gente e che solo ad incontrarli
non si vorrebbe mai essere usciti di casa. Piccole
storie di vita che si intrecciano su uno sfondo
popolare, quasi di borgata, a tratti cattivo e a
tratti ridicolo, dove si mescola il linguaggio della
città a quello di chi vive dietro le quinte. Così può
far tappa dai “non autorizzati” anche il sindaco,
in cerca di voti con la sua squadra fidata. Altri
giungono al palazzo per trovare un po’ di compagnia,
magari un po’ d’amore non autorizzato. Mara,
Paoletta, Martina e Anna stanno in A 5 per questo. Va
da loro pure signor Paolo, che di far compagnia alla
moglie oramai non ha più voglia. C’è la violenza
di Evelino, la pazzia di Barbarossa, la sfortuna di
Mario l’orologiaio, la golosità di un prete poco
santo. E c’è un omicidio che porta strascichi
misteriosi oltre le mura della città. Le stanze del
palazzo sono come un assurdo magnete che cattura gli
sfigati, come il vecchio Bu, il burattinaio che parla
solo con la voce del Gatto e la Volpe. Vive tra le
pagine anche un poeta, Raffaele, che per combattere
l’ipocrisia del mondo usa la sua arma più affilata,
la penna. Tutt’intorno c’è la città, una
Cagliari sorniona, che spesso odia ed è odiata dai
suoi più miserabili figli. Resta viva la speranza nel
futuro, per chi riuscirà a coglierla, per chi
abbandonerà i vizi per le virtù, per chi la cercherà
con tutta la sua forza. Prezzo 10 euro
Aggiunto: February 1st
2006
Recensore: tatiana
frau
Voto:     
Hits: 225
Lingua: italian
Storie
di uomini e di tempi - commenti
“Primo grande dispiacere: dopo un'ora l'avevo finito.
Troppo
avvincente e troppo breve. I 4 racconti li ho vissuti e,
pur inquadrati
in tempi storici ben identificati, non mi sono sembrati
affatto datati.
Il senso profondo di umanità li ha legati strettamente.
E quando ho
chiuso il libro, ho avuto subito voglia di fare una
domanda: come ha
fatto l'autore ad essere presente contemporaneamente in
quattro posti
diversi e in tre battaglie, tra gente così diversa ?
Perchè non credo
che siano solo "storie" di uomini e di
tempi ma soprattutto
testimonianze di una persona che senza dubbio era
presente ai fatti
descritti. Ciò che mi ha
impressionato di più sono le descrizioni
delle battaglie: crude, senza alcuna retorica. Mi è
piaciuto come sono
state messe in evidenza le figure dei grandi generali ma
soprattutto
della povera gente mandata al massacro senza che neanche
fosse in grado
di chiedersi il perchè delle cose, ma sorretta soltanto
da ideali -
certamente neanche i loro - ma in cui credevano.
Malgrado tutto. Bravo
Stefano. Scrivi un pò di più”.
Gian Carlo Fantoni, dirigente società finanziaria,
ecologista.
“E’ bello scorrere le pagine di storie accattivanti
e di evasione, che
un po’ mi hanno riportato all’adolescenza, quando
divoravo libri di
avventure e racconti di terre lontane. Qui, però,
si sente presente la
passione per la Storia, quella con la <s>
maiuscola, e la capacità di
delineare con poche righe anche il carattere e le
vicende che fanno la
piccola storia di tanti di noi. E’ nato uno scrittore
? Non lo so, me
lo auguro. A mio parere c’è bisogno di libri
come questi, che possano
riconciliare il lettore con il gusto della lettura”.
Enrico Del Bene, medico.
“Non credo che queste siano delle storielle
leggere....sono delle
storie ben scritte con cognizione di causa e del momento
storico...poi
che siano fruibili è un altro discorso e dipende credo
dal fatto che
chi scrive ancora appartiene alla categoria di chi sa
scrivere e
leggere.....in italiano ! E non ammazza i
congiuntivi.......però sono
solo considerazioni su dei racconti che mi sono piaciuti
molto…. Credo
che debba prender tempo e raccontare anche della parte
femminile della
stirpe....non stonerebbe per nulla, anzi !
Magari tra un capitolo di
cavalli e cavalieri, di guerre e sangue, una o più
storie di streghette
o presunte tali credo che starebbero benissimo.....anche
perchè non
credo siano state personaggi minori...la questione
dell'Inquisizione
non fu per nulla uno scherzo e merita un'attenzione pari
a tante altre
vicende....inoltre rimango dell'opinione che purtroppo
la grande storia
è stata raccontata al maschile e le donne
compaiono solo quali grandi
...zoccole, streghe, avvelenatrici, ammaliatrici e
tessitrici di
trame....cosa che sicuramente tante furono.....ma il più
delle volte
ciò che spaventò maggiormente delle donne fu
l'intelligenza, l'ironia,
la libertà di
pensiero, d'azione e l'insofferenza alle regole e forse
più che alle
regole ai divieti assurdi e ai pregiudizi”.
Georgia Randazzo, operatrice culturale.
“Ho letto i racconti, sono veramente belli.
Regalano un viaggio nel
tempo, passando per campi di battaglia, sale sfarzose e
taverne fumose
dove si incontrano uomini coraggiosi, talvolta temerari,
che affrontano
la grande avventura della vita, con passione e un
pizzico di ironia.
Complimenti ! Soprattutto, per la capacità
di catapultare chi legge
sul terreno di guerra al fianco di Pietro o del
coraggioso ussaro !”
Claudia Basciu, patrocinatrice legale.
“L'ho letto tutto di un fiato. Mi piace
molto anche se mi rendo
conto che non potra' diventare un best seller.
E' un libro per chi conosce la storia, per chi
vive di emozioni, per
chi sente le passioni. Quattro racconti che potrebbero
diventare a loro
volta quattro romanzi…. Leggendo ho ricordato
anche se lontanamente
bei momenti passati. La Sardegna…con i profumi
che non ho trovato in
altre parti del mondo…..Il secondo pensiero che mi ha
sfiorato e' stato
durante la lettura dell'ultimo racconto…. da qualche
anno passo una
settimana in Friuli sopra Udine e davanti ad una grappa,
passo sempre
una sera con un anziano amico e ogni anno mi faccio
raccontare qualche
aneddoto storico delle due guerre. La Grande
Guerra e' stata vissuta
pesantemente in quelle parti e cio' che mi viene
raccontato e' di come
friulani e austriaci fino allo scoppio della guerra si
frequentavano e
fraternizzavano. Da un giorno all'altro si ritrovarono
nemici e gli
stessi italiani diffidavano dei friulani tanto da non
mandarli in prima
linea”.
Giacomo Banche, curatore della Guida di Supereva per il
Modellismo
Statico (http://guide.supereva.com/modellismo_statico/).
C’è un parallelismo tra l’Autore di questi quattro
racconti storici e
l’ambientalista impegnato nella difesa
dell’ambiente, figure entrambe
racchiuse nella persona di Stefano Deliperi: sia nei
racconti storici
che nella difesa dell’ambiente, protagonisti sono
uomini che combattono
battaglie, a volte vittoriose a volte no…… in
entrambi i casi spesso
animati da passioni, da altruismo, sentimenti che creano
pathos. Certo
le armi di queste battaglie sono diverse (cruente le
prime, nonviolente
le seconde) come diversi anche gli obiettivi. La Storia
passata fatta
di guerre, violenze, genocidi sembra non abbia insegnato
niente all’
Uomo, o meglio sembra che l’Uomo non abbia imparato
niente dalla
Storia, e gli attuali conflitti armati stanno ancora lì
a
testimoniarlo….. Questi quattro racconti
narrano di vicende umane
prima che guerresche, lungo un rapporto temporale che va
dal Medioevo
fino alla Prima guerra mondiale e prendendo a pretesto
determinati
contesti storici ci descrivono in realtà gli
uomini spesso “vittime”
inconsapevoli di questi avvenimenti; uomini con le loro
passioni, con
le loro miserie, con le loro speranze…….. E questo
è tanto più vero,
notando che la parte relativa alle battaglie è sì
descritta ma in
maniera succinta, dettaglio necessario ma
“trascurabile”; maggiore
risalto è dato (in maniera forse troppo dettagliata)
alla strategia ed
alle tecniche delle battaglie più che alla descrizione
dell’azione
militare, anche se l’uso frequente del termine
“scannare” rende
sinteticamente l’idea della violenza e del sangue che
scorre…….. Dei
quattro racconti, il mio preferito è il primo, forse
perché collocato
in un periodo, quello medioevale, che ancora oggi
affascina per i suoi
tanti misteri non risolti; ma soprattutto perché gli
elementi
psicologici dei personaggi vengono descritti in maniera
più lirica,
permettendo al lettore di “vivere” con la
propria fantasia le vicende
narrate.
Paolo Fiori, consulente immobiliare, ecologista.
“E’ un libro che porta in lungo ed in largo per i
secoli, con una
capacità linguistica non comune ed un modo di
raccontare piacevole e
fluente. La passione storica e per l’affabulazione
sono in tutte le
pagine. Piccole storie, racconti brevi ma
completi, densi di
avvenimenti e di forti personalità. Pur diversi
fra loro, appaiono
collegati da un filo conduttore tenace: il mercenario
medievale, i due
fratelli ‘bastardi’, l’ussaro, il tenente sono
uomini decisi a vivere,
veri e reali…anche se di carta ed inchiostro.
Come i ‘soldatini’ di
piombo che fa l’Autore”.
Monica Mura, funzionaria pubblica amministrazione.
“Cavalli, ussari, disperati, uomini d’armi, trincee,
boschi, pianure..
sono tanti gli uomini e gli scenari in quel
caleidoscopio colorato di
vicende e di animi che sono i racconti di questa piccola
raccolta.
Sfugge a chi legge il limite fra verità storica e
fantasìa ed il loro
filo conduttore scivola via veloce, sia che la trama sia
condita con un
po’ di ironia, come per i fratelli ribaldi, sia che
diventi grave, come
nella triste e cruda guerra mondiale del tenente. Una
lettura lieve, ma
piena di tinte forti. Di storie ben raccontate da
un Autore che
pensavo lontanissimo dalla letteratura. Una
sorpresa. Bella, mi è
piaciuta proprio”.
Paola Obinu, impiegata pubblica amministrazione
“Ho
letto il libro: bello, veloce, ricco di datazioni e
riferimenti
storici, in particolare mi è piaciuto il ricordo della
partecipazione
dei militi sardi durante la prima guerra mondiale e la
descrizione del
Sabaudo Cadorna......”
Emilio Salemme, animalista.
“Sono racconti veloci eppure densi di fatti, passioni,
uomini.
Battaglie sanguinarie, senza fronzoli, uomini che devono
nuotare contro
corrente, se vogliono rimanere quello che sono. I
tanti momenti della
storia che quasi li stringono in una trappola da dove si
può fuggire
soltanto con grande carattere e forza d’animo.
Un libro che mi è
piaciuto per la sua voglia di proporre storie narrate
con semplicità”.
Sandra Costa, impiegata azienda privata.
TESLA
N° 7 DI FRANCESCO ARCA
Ho
letto il vostro libro Tesla numero sette.
C'è poco da dire,
ringraziate quell'autore per le emozioni che mi ha
regalato. Sono state
delle ore di vero svago. Ormai nella nosta
nazione(all'estero per
fortuna lettori e scrittori pensano diversamete) sono
sempre meno le
persone che raccontano storie originali e belle tirate
che ci danno un
pò di stacco dalla realtà schifosa dove viviamo. I
libri dovrebbero
servire a questo e non come va oramai di moda da noi per
ricordare a
ogni riga i problemi di tutti i giorni.
C'è troppo snob nel capo della
letteratura, finchè ci proporranno poemetti stanchi e
drammatici
continuerà a leggere solo una elite, ecco perchè non
legge mai nessuno.
Sono impopolare e polemico? No realista. Vaglielo
a dire a un ragazzo
che è bello leggere quando a scuola l'hanno costretto a
leggersi Grazia
Deledda.
Ciao e grazie
AVAMPOSTO
DLL'INFERNO DI FABIO MONTEDURO
Ciao
Fabio, scusami non ci conosciamo ma ti do lo stesso del
tu, il mio
nome è Piergiorgio, e sono un ragazzo di 23 anni di
Cagliari.
Ti scrivo
dopo aver finito il tuo libro "Avamposto
dell'Inferno". Devo dirti che
mi è piaciuto parecchio, e mi pareva doveroso fartelo
sapere in qualche
modo...La storia è intrigante e molto scorrevole, e
spero che il libro
abbia il successo che merita. Di sicuro se il libro sarà
pubblicato
all'estero riscuoterà molto successo ( lì pensano alla
storia in sé e
non all'autore !!!), qua da noi invece per avere
successo non basta una
storia buona e talvolta eccezionale, ma i lettori
italiani esigono un
nome straniero e un'ambientazione non nostrana nella
maggior parte dei
casi.I critici chiamano questo fenomeno
"colonizzazione culturale", ma
a me questo termine mi fa accapponare la pelle.
Anch'io sono uno
scrittore (emergente), e tra l'altro scrivo anch'io
thriller esoterici
e Horror, occupandomi di sette sataniche e omicidi
rituali per la
precisione, quindi sono rimasto molto colpito dal tuo
ingegno e dalla
tua fantasia. Hai uno stile personale, e questo è
importante. Hai
saputo giocare con maestria le carte dei flashback, e
hai saputo
infondere un alito di vita nei tuoi personaggi... Che
altro dirti !!!
Spero di leggere al più presto un tuo nuovo romanzo (
colgo l'occasione
per chiederti se si sa già qualcosa a proposito !!)
Se non ti offendi
avrei alcune domande da porti:
Ti dedichi da molto tempo alla scrittura
? se sì come mai sei riuscito ad essere pubblicato solo
in questi anni
? ( non è una provocazione, mi mervaiglio solo che le
case editrici non
abbiano "sfruttato" prima il tuo talento !)
Pensi di ambientare il tuo
prossimo romanzo sempre in Italia ?
Ti ringrazio per la cortesia e mi
congratulo ancora per il tuo romanzo, che ho divorato in
due giorni.
L'accostamento a Stephen King è molto azzeccato, anche
se tu riesci ad
essere talvolta persino più "diabolico" !!!
Ancora un grande in bocca
al lupo per la tua carriera.
Piergiorgio
Salve
a tutti, voi della Riflessione.
> Abito a Roma,a pochi passi dalla libreria
"Eventi Mondadori" di Via Piave.
> Qualche settimana fa sono venuta sul vostro sito a
fare un giro e ho visto
> la figura di questo "demone pensieroso"
sul sul romanzo di Fabio Monteduro.
> Per un momento ho pensato di ordinarlo, ma poi mi
è passato di mente. Ecco
> perchè, entrando nella libreria Mondadori e
vedendo il romanzo in bella
> mostra, ho deciso di acquistarlo.
> Detto, fatto e letto: sorprendente, è al prima
cosa che mi è venuta in mente
> dopo averlo finito.
> Il motivo per cui vi scrivo è per far sapere a
Monteduro che ho davvero
> apprezzato il suo romanzo e che mi auguro di
leggere molto altro di lui.
> Voi avete altro di questo autore? Se no, siete in
procinto di pubblicare
> qualcos'altro?
Ho
acquistato questo libro e devo dire di essere rimasto
sorpreso. Davvero c'è tanto di nascosto tra i giovani
autori nostrani? Fabio Monteduro, con questo romanzo, mi
ha fatto tornare la voglia di leggere, perchè la storia
è avvincente e soprattutto di facile e veloce lettura.
Ci credereste se dico che l'ho finito in sole tre sere,
mentre la mia media, solitamente, per un libro di quel
numero di pagine, è almeno un paio di settimane?
Bellissima anche la copertina (che mi ha spinto ad
acquistare il libro). Spero proprio che questo autore
abbia le soddisfazioni che merita e voi della
Riflessione, che avete avuto la forza di puntare su di
lui, possiate seguirlo nella fama.
Franco Vasile
Sarò
onesto, non leggo tantissimi romanzi di fantascienza o
di cultura cyberpunk, tuttavia, vi sono degli aspetti
nel romanzo di Francesco Arca che possono prescindere
dalle definizioni di genere. Elementi che rendono
un’opera appannaggio di un vasto pubblico perché
questo, immediatamente, vi si riconosce nei risvolti
umani e sociali che sono, seppure adattati
verosimilmente a servire una narrazione particolare, di
ben più ampio respiro: persone, non personaggi!
Appartengo
alla stessa generazione di Francesco e non faccio
nessuna fatica a riconoscere in Frank un qualunque
ragazzo mio coetaneo: una di quelle persone che vivono,
amano e sorridono in una conflittualità agrodolce con
il mondo ma che continuano a cercare rifugio nella
propria personale rasserenante malinconia: ciascuno
assorto nel relativo presente e a far di conto con il
proprio passato, col proprio dolore; uno di quei molti
uomini che di tanto in tanto si guardano attorno, quindi
dentro, magari esclamano “merda” a denti serrati ma
tanto, poi, vanno comunque avanti.
Bravo
Francesco.
Federico Santamaria
Briciola di
felicità
Più che una
recensione (che scriverò più in là), è un messaggio
che dedico agli autori.
Ho appena ordinato il libro, lo aspetto per leggerlo.
Con questo tuo lavoro avrò modo di conoscerti meglio
zio Nicolino; sostengo questo tuo coraggio, perchè non
è facile raccontare certe situazioni anche a persone
che non ti hanno mai conosciuto.
Anche per te, zia Anna: avete unito le forze di due
persone che soffrono per scrivere poche pagine di un
libro personale, che per noi avrà comunque un senso
speciale, al di là di ciò che avete scritto.
Per ora posso solo augurarvi che il vostro sudore
raccolga i pensieri che avete donato, che in qualche
modo potranno insegnare forse poco a chi non vi conosce,
ma un segno tangibile lo lasciate anche con questo libro
in noi che vi vogliamo bene.
Grazie zio, grazie zia.
Gianpiero
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