La Riflessione - Davide Zedda Editore

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RECENSIONI

Il silenzio di Michelina, voce della speranza
di Giulia Rossi
Article content:

Il silenzio di Michelina si legge tutto di un fiato: è un omaggio alle emozioni, ci sono tutte. Gli stati d’animo sono rappresentati con tutte le tonalità della luce e dell’ombra e i personaggi che sfilano raccontano la storia di sempre, la lotta tra il bene e il male.

Il racconto è ambientato in un paese dell’entroterra sardo e racconta la storia di una bambina cresciuta in una famiglia numerosa molto povera dalla quale si allontana per andare a servizio in una famiglia di signori. Quando parte da casa, nonostante la giovanissima età, non c’è né tristezza né nostalgia, solo un senso di liberazione. Fedele alla sua nuova famiglia e instancabile nel lavoro, un giorno partorisce una bimba inaspettatamente, suscitando una sgomenta sorpresa nella padrona. Questa si rivolge a Nora, l’anziana levatrice in pensione, che dopo aver assistito materialmente Michelina cerca di capire chi sia il padre. Ma la ragazza si rifiuta di parlare sia con l’ostetrica sia con la madre giunta nel frattempo. Decide di confidare il segreto della violenza subita da parte del padre solo alla sua signora la quale, con l’aiuto di Nora, riesce a trovare un brefotrofio dove Michelina e la sua bimba menomata trovano ospitalità. Nelle ultime pagine, però, il racconto si apre ad un’altra possibilità: la vita della ragazzina cambia, conosce l’affetto, le gratificazioni e il valore della complicità.

L’intreccio del racconto tragico è percorso sin dall’inizio dalla scintilla della speranza. E’ storia di legami e di relazioni: malate quelle familiari, sublimi le altre, quelle inaspettate, nate dall’incontro casuale di anime che si riconoscono.

Nella disfatta si intravede sempre una via di uscita. Michelina sa che ce la farà, nonostante tutto. Lei è viva e dunque ascolta la sua scintilla, che niente e nessuno potrà spegnere. E’ questo il messaggio: l’ignoranza, la violenza e l’abbandono non riescono da soli a far soccombere la vita; l’amore, l’affetto e l’accoglienza possono essere “dietro l’angolo” per tutti gli uomini. E’ un inno alla vita e alla fiducia. Fiducia nell’incontro con l’altro. E Michelina si aggrappa proprio a quelle coincidenze che le permetteranno di tornare a vivere.

La famiglia non è l’unico luogo della felicità, anzi spesso è il luogo dove si consumano le peggiori tragedie. Affianco alla condanna di una società e di una cultura, c’è soprattutto il rifiuto dell’impotenza. Si può vincere; l’amore può vincere l’orrore anche nelle storie vere, non solo nelle favole.

Un grazie all’autrice che anche nella tragedia ci fa scorgere la solarità della vita, attraverso lo stupore infantile con il quale Michelina sopporta il suo destino, segnato da una ferita che può divenire la fonte della forza alla quale attingere per continuare a vivere.

Rita Sanna, Il silenzio di Michelina, La Riflessione, Davide Zedda Editore, 2007, p.100, 10 euro.

Il silenzio di Michelina, voce della speranza
di Giulia Rossi
Article content:

Il silenzio di Michelina si legge tutto di un fiato: è un omaggio alle emozioni, ci sono tutte. Gli stati d’animo sono rappresentati con tutte le tonalità della luce e dell’ombra e i personaggi che sfilano raccontano la storia di sempre, la lotta tra il bene e il male.

Il racconto è ambientato in un paese dell’entroterra sardo e racconta la storia di una bambina cresciuta in una famiglia numerosa molto povera dalla quale si allontana per andare a servizio in una famiglia di signori. Quando parte da casa, nonostante la giovanissima età, non c’è né tristezza né nostalgia, solo un senso di liberazione. Fedele alla sua nuova famiglia e instancabile nel lavoro, un giorno partorisce una bimba inaspettatamente, suscitando una sgomenta sorpresa nella padrona. Questa si rivolge a Nora, l’anziana levatrice in pensione, che dopo aver assistito materialmente Michelina cerca di capire chi sia il padre. Ma la ragazza si rifiuta di parlare sia con l’ostetrica sia con la madre giunta nel frattempo. Decide di confidare il segreto della violenza subita da parte del padre solo alla sua signora la quale, con l’aiuto di Nora, riesce a trovare un brefotrofio dove Michelina e la sua bimba menomata trovano ospitalità. Nelle ultime pagine, però, il racconto si apre ad un’altra possibilità: la vita della ragazzina cambia, conosce l’affetto, le gratificazioni e il valore della complicità.

L’intreccio del racconto tragico è percorso sin dall’inizio dalla scintilla della speranza. E’ storia di legami e di relazioni: malate quelle familiari, sublimi le altre, quelle inaspettate, nate dall’incontro casuale di anime che si riconoscono.

Nella disfatta si intravede sempre una via di uscita. Michelina sa che ce la farà, nonostante tutto. Lei è viva e dunque ascolta la sua scintilla, che niente e nessuno potrà spegnere. E’ questo il messaggio: l’ignoranza, la violenza e l’abbandono non riescono da soli a far soccombere la vita; l’amore, l’affetto e l’accoglienza possono essere “dietro l’angolo” per tutti gli uomini. E’ un inno alla vita e alla fiducia. Fiducia nell’incontro con l’altro. E Michelina si aggrappa proprio a quelle coincidenze che le permetteranno di tornare a vivere.

La famiglia non è l’unico luogo della felicità, anzi spesso è il luogo dove si consumano le peggiori tragedie. Affianco alla condanna di una società e di una cultura, c’è soprattutto il rifiuto dell’impotenza. Si può vincere; l’amore può vincere l’orrore anche nelle storie vere, non solo nelle favole.

Un grazie all’autrice che anche nella tragedia ci fa scorgere la solarità della vita, attraverso lo stupore infantile con il quale Michelina sopporta il suo destino, segnato da una ferita che può divenire la fonte della forza alla quale attingere per continuare a vivere.

Rita Sanna, Il silenzio di Michelina, La Riflessione, Davide Zedda Editore, 2007, p.100, 10 euro.

 

 

COLLOQUI INVISIBILI di Carmen Salis

L'altra mattina ero in coda alle poste solite bollette da pagare  prendo il mio numeretto e mi siedo. Di fianco a me due donne  che chiaccherano delle solite cose che solo il dialetto riesce a rendere interessante, quando il telefonino di una delle gentili signore squilla con insistenza .. risponde e dopo qualche secondo di conversazione si zittisce..........   sbianca chiude racconta alla sua amica  la storia della loro inquilina che viveva sopra di loro con figlia e nipote ...e ora la figlia ....... Invece e solo dopo aver letto il libro che ho immaginato la storia  delle signore alle poste . Storie quotidiane di solitudine o di emarginazione con una parvenza di normalità che sembra poterti difendere da tutto e da tutti coglierle nella  loro semplicità anche narrativa non e facile. Credo che Carmen abbia messo in luce  in maniera convincente quelle che sono le sue peculiarità  leggere  nel cuore della gente ,   a volte con delicatezza e dolcezza , a volte con cinismo e con un pizzico di malinconia. Questo suo modo di essere la porta a vedere al di la delle cosidette giornate  " normali " di tutti noi.
 
 
                                                                                                                                                ciao
                                                                                                                                        alberto banchero

 

ENTENDIDO

Lettura affascinante quella di Entendido.Un libro che ho scoperto per caso ed ho acquistato tramite internet. Già dalle prime pagine ho capito che l'avrei letto tutto d'un fiato...e così è stato.
Sicuramente tratta di un argomento non facile da affrontare perchè si rischia sempre di andare sul demagogico e nel rileggere cose scritte e riscritte in tutte le salse. Quest'opera è invece originale e fresca nella sua stesura. Dopo varie ricerche ho scoperto che è l'opera prima di Andrea Madi e spero di poter leggere al più presto altri sui libri. Il dubbio e la curiosità sono elementi portanti del romanzo.I personaggi si rispecchiano nelle persone comuni che ti ritrovi affianco nella vita reale. Le descrizioni e le sensazioni diventano talmente realistiche tanto da poter pensare di essere partecipe agli eventi.Questo libro commuove, diverte, fa arrabbiare, stupisce...e quando si arriva alla fine fa riflettere e ti lascia con la curiosità di conoscere un eventuale seguito. Consiglio vivamente la lettura.
Voto Ottimo


SU COLLOQUI INVISIBILI DI CARMEN SALIS

Carissima Carmen,

ho letto con entusiasmo la tua ultima fatica letteraria!
Sei stata grande! Mi è piaciuto tutto, sia l'originalità della forma del racconto che il linguaggio utilizzato, a volte duro ma senza eccessi e comunque asciutto ed essenziale.
I personaggi sono dolorosamente reali, autentici. Non sarò certo io la prima a dirtelo ma questo è senz'altro il tuo più grande talento, sei capace, con poche e sapienti pennellate di colore, di descrivere aspetti dell'animo umano, (non sempre i più nobili), in cui ciascuno può riconoscersi.

Nelle precedenti opere ho apprezzato la tua ironia ma questa volta con il tuo racconto, la tua Silvia e il suo male di vivere mi hai toccato il cuore. Uno Scrittore vero ha questa capacità, trasforma le parole in emozioni!

Per tutto quello che hai scritto e che scriverai GRAZIE!

Io e le Colleghe alle quali ho fatto conoscere i tuoi racconti non vediamo l'ora di leggerti ancora.

Con grande ammirazione

Sandra

 

 

 

 

Penombra di K.D. Melis

 

Dalle liriche di Katia Debora Melis trasuda notevole capacità evocativa, pregna di profonda ma serena inquietudine che però tende alla ricerca di un orizzonte luminoso, anche se non esplicitamente verbalizzato. Una pulsione interiore, specchio parziale del vissuto ma ancor di più del contesto: quasi una protesta denuncia di un mondo che non le piace per molti aspetti, un tessuto sociale traditore di lapalissiani principi interiori, ovviamente nobili che l'autrice coltiva nel proprio intimo universo di riferimento e vorrebbe trionfassero .. ambirebbe che prevalessero sul buio delle cosienze. Gradevole lo stile narrativo stimolato da una metrica fluida; i contenuti non sono criptici nè tantomeno cattedratici o sapienziali pur essendo di notevole spessore, mai banali.

Breve recensione di Paolo Moschini che autorizza la poetessa a farne l'uso che più riterrà opportuno.



Paolo Moschini scrittore, poeta, giornalista.

 

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What a wonderful book, Vincenzo, thank you for sending it to me! I  
enjoyed every part of your work: it's hugely commotive and brings the

reader to deeply reflect about the darkest period of our history.
So, I wholeheartedly agree with the comments about your book that I've read
on the website.

I have no doubt Loto e Arcobaleni has to be gorgeous indeed. I  
fervently wish for you the biggest success and satisfaction in this  
career. Each time, I'm more and more convinced about this works to be  
necessary to keep alive the dignity of the human being in this bizarre  
times. Congratulations, Vincenzo!

A big hug to you and Emilia

Joaquín

 
Dr. Joaquin De Carpi Perez
Facultad de Derecho Procesual
Universidad de Zaragoza
 
 
Che libro meraviglioso, Vincenzo! Grazie per avermelo mandato! Mi è piaciuta ogni parte del tuo lavoro: è estremamente commovente e porta il lettore a riflettere profondamente sul periodo più buio della nostra storia. Quindi, sono completamente d'accordo con i commenti sul tuo libro che ho letto sul sito web.
 
Non ho nessun dubbio che Loto e Arcobaleni è grandioso oltre tutto. Ti auguro ferventemente il più grande successo e la più grande soddisfazione per la tua carriera. Ogni volta, sono sempre più e più convinto della necessità di questo lavoro per mantenere viva la dignità dell'essere umano in questi tempi strani e bizzarri. Congratulazioni, Vincenzo!
 
Un grande abbraccio a te ed Emilia
 
Joaquin
 
Dr. Joaquin De Carpi Perez
Facoltà di Diritto Processuale
Università di Saragozza

LOTO ED ARCOBALENI

 

DI  VINCENZO INGARAO

«La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore.»
Lev Trockji
Questa è una storia semplice. E' quasi una favola. E come tutte le favole, è piena di dolore e di gioia, 
di meraviglia e di stupore.
Giuseppe, torinese, ebreo non praticante, narra la sua storia attraverso il cammino del tempo compiuto dal 1912 al 2004, 
lungo tutto l'arco della sua vita. Dall'infanzia alla giovinezza, al primo grande amore per una ragazza, 
Jolanda, il cui destino sembra già drammaticamente disegnato, al quale egli tenta disperatamente di strapparla. 
L'università, la laurea di ingegneria civile, il primo lavoro per conto del governo fascista per la progettazione 
di una strada in una remota contrada della provincia siciliana di Siracusa tutto sembra far presagire una vita come tutti, 
una vita tranquilla, costruita, serena, compiuta. 
Ma giunge il 1938, e inizia l'incubo delle leggi razziali diramate dal governo Mussolini. 
L'ostracismo, l'espulsione di tutti i professori ebrei e tutti gli scolari da tutte le scuole del Regno d'Italia 
sono solo il primo passo. Le continue privazioni, l'incomunicabilità imposta, attraverso il divieto di possedere 
apparecchi radiofonici, il divieto di ingresso nei negozi e nelle attività commerciali, 
l'esproprio di ogni bene personale fino allo scoppio della guerra.
I bombardamenti diventano storia di ogni giorno, così come in mezzo ad un inferno provocato spiccano cuori generosi 
come coloro che, in barba alle legislazioni assurde, aiutavano gli ebrei con ogni mezzo di conforto, 
ritenendoli esseri umani come qualsiasi altro sulla terra, e non "parassiti" da evitare e, se possibile, sterminare.
Copyright by Davide Zedda Editore Via F.Alziator, 24 - 09126 - Cagliari Tel: 070.389321 - 349.3753742
Orari Uffici: dal Lunedì al Venerdì ore 9,00/18,00 Si riceve solo su appuntamento

L'AUTORE
Vincenzo Ingarao è nato a Torino il 7 novembre 1961. Rimasto orfano di padre all’età di 6 anni, ha studiato e vissuto 
nella città natia. Dopo gli studi tecnici ed universitari ha intrapreso la carriera di Senior Manager, 
carica che attualmente ricopre. Coniugato con Emilia, dal 2000 vive e lavora a Firenze. 
Da circa vent’anni coltiva la passione della scrittura. Adora la musica classica e lirica: 
suoi compositori preferiti sono Mozart, Beethoven e Puccini, che ama ascoltare in ogni momento possibile, 
soprattutto mentre scrive. “Loto e arcobaleni” è il suo debutto. 

RECENSIONE DEL PORTALE : Lo scrittore ed amico Vincenzo al suo esordio ha scritto una commovente storia 
di sofferenze e crudeltà. Leggendo le pagine si viene avvolti dalla tenerezza dei racconti e da un senso di commozione 
che solo l'autore sa dare. Ci fa riflettere su quello che è stato, e che purtroppo qualcuno osa mettere in discussione . 
Una buona lettura che consigliamo a tutti , specialmente ai bambini che stanno per intraprendere la storia della Shoah .

L'Amministratore Agostinelli Maurizio

 

In sintesi 
Giuseppe, torinese, ebreo non praticante, narra la sua storia attraverso il cammino del tempo compiuto dal 1912 al 2004, 
lungo tutto l'arco della sua vita. Dall'infanzia alla giovinezza, al primo grande amore per una ragazza, Jolanda, 
il cui destino sembra già drammaticamente disegnato, al quale egli tenta disperatamente di strapparla. 
L'università, la laurea di ingegneria civile, il primo lavoro per conto del governo fascista per la progettazione 
di una strada in una remota contrada della provincia siciliana di Siracusa... tutto sembra far presagire una vita come tutti, 
una vita tranquilla, costruita, serena, compiuta. 
Ma giunge il 1938, e inizia l'incubo delle leggi razziali diramate dal governo Mussolini.

I vostri commenti 

Luca (14-06-2007)

Un gran libro, una narrativa che avvolge e ti porta nel mezzo della storia del protagonista. 
Il dramma della shoah rivissuto da un punto di vista crudo quanto reale. 
Complimenti all'autore ed alla coraggiosa scelta della casa editrice. 
Un libro da avere nella propria biblioteca e da portare nel cuore.
Voto: 5 / 5 

 

 

-  “Ciò che ripetevo a me stesso, ancorchè  prima a loro, era non dubitare, non lasciarti andare, non dubitare mai, non cedere mai ,la vita è fuori da qui, ti e ci aspetta e presto la vita ci premierà dopo tanto strazio ...”  -                            L’Amore per la vita è l’insegnamento che in questo libro scandisce i ritmi, un amore disperato ed ostinato, determinato a non soccombere pure quando sembra non esistano più razionali possibilità di sopravvivenza . Ed invece questo Amore, linea di confine con la propria coscienza, determina la vittoria, insperata, agognata e poi sorseggiata fino alla fine dell’esistenza, come prezioso nettare.                       Sembra quasi retorica e moralismo, ai nostri tempi costruire un parallelo tra la normalità di un vivere “ scontato “, scandito dai ritmi regolari degli eventi naturali , ed il riemergere improvviso, di follie collettive, che stravolgono esistenze di interi popoli, di vittime innocenti, facendola sprofondare nell’abisso della vergogna.  Ma genocidi e barbarie si perpetuano ogni giorno, e spesso, non troppo lontano dalle nostre vite distratte, impotenti, colpevoli. 

Vincenzo Ingarao  riesce a  mettere a nudo la Storia, la libera da  falsi pudori , con una scrittura efficace che riesce a coinvolgere, ci trasporta nel  tempo e nello spazio. Il dolore di Machiko diventa il nostro dolore, così come quello di tutte le vittime innocenti delle Barbarie perpetuate nei Tempi. Ci appassioniamo  alla ricerca di quella umanità dispersa che si deve ritrovare. l ’unica  possibilità è quella di unire le molte voci, e tramandare il valore della Memoria. la Storia, a volerla ascoltare, è maestra ,ci insegna a riconoscere la bellezza delle diversità, la bellezza della natura umana pur con le sue contraddizioni e debolezze, i valori delle relazioni, ci insegna a riconoscerle, e consapevole della necessità della testimonianza, ci chiede di non rinnegarla ma di insistere a ricercare in noi stessi il seme della Giustizia ed a sconfiggere il nostro inutile moralismo, che si perpetua, ricoperto da colpevole silenzio.  Il premio sarà la Saggezza che conduce alla pace del cuore

 

Maria Laura Satta

 

 

LOTO E ARCOBALENI di Vincenzo Ingarao

"Un libro veramente interessante, con spunti positivi che superano di gran lunga quelli negativi, che possono essere i cosiddetti punti morti che ogni libro in se stesso possiede. La parte relativa al Sonderkommando è scritta con una precisione cronologica e con un dettaglio degli eventi veramente impressionante. Io ho letto diversi libri sull'argomento, e ho vissuto da vicino quell'esperienza avendo fatto parte del kommando addetto alle Rampe e al Kanada, la zona di smistamento dei beni degli ebrei destinati alle camere a gas. Una visione affascinante e agghiacciante, che finora nessuno mai, nemmeno chi ha svolto quel lavoro, e mi riferisco in particolare a Shlomo Venezia e Filip Muller, unici testimoni che hanno deciso di trovare in se stessi il coraggio di raccontare, ha avuto il coraggio di riferire con tale schematicità e precisione".


Ho letto LOTO E ARCOBALENI avendolo ricevuto dalle mani dell'autore, durante la sua presentazione alla Bibli lo scorso mese a Roma.
Quello che posso dire e' che e' un romanzo che ha del miracoloso. Per un autore al suo esordio scrivere qualcosa come quello che ho tra le mie mani e' straordinario. In questo romanzo convivono gioia, dramma, passione, sentimento, terrore, morte, nascita e rinascita.
All'inizio si trova un messaggio importante, un incoraggiamento a non lasciarsi mai andare qualsiasi cosa accada, che secondo me ben pochi filosofi della vita oggi sanno comunicare, visto che questa è la civiltà del precotto e preconfezionato, la civiltà del <<come diventare felici in sedici facili lezioni>>.
Questo libro è una sorpresa nella sorpresa. E' come una di quelle scatole cinesi, o una specie di Matrioska.A parte il romanzo giapponese che si incastona perfettamente nella storia come un gioiello nel suo astuccio, c'è da dire che le poesie contenute sono come un giacimento di diamanti che si scopre man mano che uno scava e va nel profondo.
La parte del lager e' poi qualcosa di mai letto e mai sentito.E' semplicemente impressionante!
Ci ho messo giorni e settimane, a leggerla tutta, perche' potevo leggere una, massimo due pagine, poi dovevo assolutamente smettere, preso e ghiacciato dal terrore. Giuro che tornare a leggere quelle parole era per me quasi come iniziare insieme al protagonista una nuova giornata ad Auschwitz Birkenau. Quello che voglio chiedere e': come ha fatto Ingarao a rendere cosi' realistica l'ambientazione e le persone? Io ho visitato anni addietro Dachau e Mathausen e ancora ho brividi a pensare a quello che ho visto e sentito, ma il racconto di LOTO E ARCOBALENI e' impressionante. Sembra di essere li', vivi e presenti, e di poter solo osservare presi dall'impotenza di non poter fare niente per poter impedire quel massacro.Non conoscevo se non per sentito dire che cosa era stato il lavoro nel sonder kommando,ma adesso ne ho l'immagine chiara. Sento una intensa commozione per quelli che davvero ne hanno fatto parte e che hanno davvero svolto quel compito, che non ha aggettivi per poterlo descr
ivere.
Ho trovato veramente commovente il finale. Magnifici i personaggi femminili della storia,uno più vero e splendente dell'altro. 
Alla fine del libro mi sono trovato a piangere come un bambino,con la voglia di ricominciare a leggerlo subito e forse con meno paura di affrontare, quando sara', la morte.
Incoraggio senza dubbio Ingarao a continuare e a popolare questo pianeta di libri come questo. Ricordare e' importante,ma io credo che sia piu' importante diffondere un messaggio come questo libro e' capace di fare.

Grazie e saluti
Alberto Minganti

 

 

 

PENOMBRA

DI KATIA DEBORA MELIS

 

 

Un titolo ricco di immaginarie e intrepide emozioni… ci spinge ad aprire quella porta ed una volta aperta a ritrovarci in un lungo cammino per arrivare ad una meta inesauribile di emozioni… una meta senza fine, un traguardo di inafferrabili e ricche sensazioni.

Una poesia leggera ma profonda, una emozionante attraversata in una vita fatta di bellezza e tristezza, di colori e chiari scuri attraversa dolcemente ogni parola studiata a puntino e con estremo riserbo dall’autrice.

Il libro della nostra poetessa Katia Melis è un adorabile susseguirsi di chiari scuri di una poesia da capire, quella che va oltre le parole, quella che ti porta dove tu vuoi andare perché tu in quel momento vuoi e basta e vuoi solo quello.

Piacere della lettura, del suono e della melodia e della profondità che si cela in un libro di armoniosa bellezza poetica.

La poiesis, rievoca alla più ampia idea di creazione, creatività, produttività, a un'attività demiurgica.

La tendenza della poesia è per gli amanti della vita, del sogno, dell’amicizia, per gli amanti dei valori eterni, di quei valori  che forse ora stanno crollando ma che non fanno decadere la poesia.

Il trend che le unisce è il movimento eterno della vita, della natura, (Volo di farfalla…), di voli quasi pindarici che servono per dare peso alla vita (Le mie ali), per non parlare dei colori (La poesia è azzurra)

Leggere penombra è come leggere poesie ermetiche, di un ermetismo sottile e poesie classiche insieme, con temi emozionanti e ricchi di fertili presagi di vita in ogni loro sfumatura.

Bello leggerle in un contesto dove la poesia forse ritrova la sua identità.

L’autrice stessa ci svela l’arcano delle sue poesie (Argomentazioni ).

Perché la mia poesia è argomentazioni? Trae spunto da un possibile confronto con un sé, un me, un te. E allora dire e fare è parlare…

 

Silvia Zucca

SU CARMEN SALIS

I racconti di Carmen mi hanno lasciato ciascuno un senso di protezione, rivalsa, di cura dell'umanità dei protagonisti.

Un narrare veloce, immediato, un flash sulla quotidiana umanità di persone che evocano riflessioni, emozioni,giudizi altrettanto immediati, come la risata della barzelletta!

I dialoghi efficaci ci portano senza distrazioni nella relazione schierandoci ora con uno, ora con l'altro personaggio fino alla fine che giunge spesso fulminea, inaspettata, spiazzante.

Cronache da un condominio è un reality, l'occhio indiscreto che vuole mettere in luce quegli aspetti del vivere quotidiano di tanti qualunque per essere assolti, capiti, giustificati, amati, semplicemente “notati”.

Il lavoro di Carmen è quello di osservarci nelle manie, nelle resistenze ai piccoli cambiamenti, nell'inerzia di vivere che suscita immancabilmente nel lettore un veloce flash-back di istantanee della propria esistenza e un “pensarsi” che non può guastare.

 

IL RIFUGIO DI CLAUDIO PIRAS

 

Davvero un bel libro!!!! Coinvolgente ed appassionante al punto  che......la fine e' arrivata troppo presto.COMPLIMENTI!!! Marcello.

 

IL RIFUGIO di Claudio Piras

Non sono mai stata un’amante dei gialli, perdipiù –essendo una straniera– non conosco bene la letteratura italiana, però l’imprevedible destino ha voluto che mi trovassi in Sardegna e leggessi „Il rifugio”. Iniziando la lettura ero scettica, ma man mano che leggevo mi facevo coinvolgere sempre di più dall’irripetibile clima del romanzo. Non tanto dalla trama (non ho mai amato i gialli), quanto proprio dal clima.

            C’è qualcosa di toccante nello scorrere lento e armonioso della vita dei piccoli paesi. I paesi che ancora oggi crescono intorno alla chiesa; i paesi dove coltivare le tradizioni locali e familiari è naturale come l’avvicendarsi delle stagioni. Tredoms è uno di quei paesi. L’autore lo “disegna” con talento. Lo riempie dei personaggi convincenti (il prete, il barista, la donna coi gatti), che rimangono nella memoria. Abita là anche la famiglia Castelli. La famiglia che vive all’ombra di un macabro secreto. Ma nonostante il passato scuro e misterioso, i rapporti tra i familiari compongono un “quadro” universale e commuovente.
            E credo sia proprio quella la bellezza del romanzo. Non è solo un libro giallo. E’ un libro che parte da una storia concreta- per arrivare a parlare della forza e bellezza del rapporto che un giovane può avere con i propri parenti. Leonardo, pur essendo molto legato alle sue radici e pur vivendo la vita da adulto negli anni 80., potrebbe tranquillamente incarnare le riflessioni esistenziali, le emozioni di ognuno di noi.
            Non è solo un libro il cui protagonista viene da Tredomus. E’ un libro che– descrivendo un posto piccolo e inventato – dipingere un vasto, convincente panorama della vita della campagna sarda. Con le sue mentalità, storia, cucina.
            Vale la pena aggiungere che l’immagine della Sardegna presente nel romanzo diventa affascinante anche per uno che, come me, mai prima aveva sentito parlare di, ad esempio, Gigi Riva o del Cagliari degli anni 70. E tutto ciò grazie alla grande abilità narrativa dell’autore che, spero, ben presto verrà conosciuto anche nel mio paese…
 
                                                                             A. Gogolin

 

 

Entendido di Andrea Madi

Entendido è un opera letteraria dai contenuti nuovi. Entendido ha la presunzione d’essere il significato stesso della parola che ne rappresenta il titolo. Entendido è il sapiente, è il protagonista che si pone al centro, giudice e imputato di un intrecciata storia d’amore omosessuale. Un’omosessualità vissuta con la pace nell’anima di un essere che è se stesso fuori e dentro e che però si scontra con l’esterno, con la famiglia e con la tradizione di un paesino Sardo che lo addita. Entendido ci scandisce in giornate lunghe minuti i rintocchi di una passione coi giorni contati. Una passione che va oltre le differenze di genere, una passione che travolge i sensi e ci insegna che nell’amore siamo tutti uguali. Entendido apre gli occhi su di un mondo parallelo, su un universo omosessuale che si muove e vive al nostro fianco, ma di cui ignoriamo l’esistenza  per paura, per vergogna. Perché temiamo ciò che non conosciamo fino a temere noi stessi, quando il nostro vero essere grida e ci impone le sue voglie.

Andrea Madi attraverso un linguaggio semplice, accessibile ad ogni tipo di pubblico, ma allo stesso tempo sincero e dalle tinte forti ci regala attimi di apparente vita quotidiana. Il libro scorre senza concedere pause, come in un impeto di vita. I personaggi si animano come in un opera teatrale e come in essa ognuno ha la possibilità di immedesimarsi nei numerosi personaggi, descritti nelle loro realtà psicologiche. Le loro azioni analizzate con sorprendente precisione, ci fanno vivere tra le pagine. Entendido è dedicato a chi non può e non vuole:  Darse por entendido ( far finta di nulla)

 

E’ un libro che si legge d’un fiato, tanto la trama che assomiglia ad un rincorrersi, ad un accavallarsi di fughe e scoperte, assorbe, incuriosisce, affascina il lettore. Ma non si tratta certo di un dipanarsi di fatti, personaggi e sentimenti convulso e confuso. L’autrice che è solida ed esperta, sa guidare i rivoli, ma anche i torrenti impetuosi ed appassionati della sua storia, con accurata maestria. E’ un romanzo veloce ed indugiante assieme, in cui appare evidente una sedimentata  conoscenza della Dettori del romanzo europeo del XIX secolo. Ma non si tratta di romanzo nato vecchio, tutt’altro: i personaggi, le trame, le invidie, gli amori, le inquietudini, le sofferenze, gli sforzi per combattere preconcetti ed antiche paure sono universali, sono senza tempo, o meglio sono tutto il tempo dell’umanità.

Certo il libro è inserito in un contesto storico, che è quello del XVII secolo, ed è inserito in una realtà geografica che è quella di un villaggio della Sardegna. Ma entrambi gli aspetti sono per l’autrice un pretesto, per narrare di umanità universale. Si potrebbe rilevare che il romanzo appare quindi come un romanzo storico, ma lo sfondo, l’ambientazione non sembrano sempre rigorosamente documentati come un esperto storiografo avrebbe voluto. Ma credo che il romanzo non debba necessariamente rispondere a simili esigenze. Uno dei più grandi romanzieri, Alessandro Dumas, che pure ambienta rigorosamente la storia dei tre moschettieri nella Parigi dei primi decenni del secolo XVII, fa passeggiare D’Artagnan in rue Servandoni, dimenticando che l’architetto fiorentino che dà il nome alla via, sarebbe nato circa un secolo dopo quella passeggiata e la strada gli sarebbe stata intitolata solo agli inizi del XIX secolo, ma naturalmente una tale licenza non credo influisca sulla eccezionale qualità artistica di quel romanzo di Dumas.

Per ritornare al bel romanzo della Dettori, che come si vede è in buona compagnia, credo che il fascino del suo racconto sia nella finzione narrativa libera, simile ad un gioco in cui si può costruire obbedendo solo alla propria fantasia ed alla propria creatività.

Il libro si muove analizzando i preconcetti, che impacciano, incattiviscono, incatenano gli esseri umani rendendo loro la vita più difficile, angusta e dolorosa di quanto non possa essere di suo. La protagonista del libro, che non casualmente è una donna, combatte i preconcetti e proprio da questi è avversata. L’ostilità crescente che sembra travolgerla inesorabilmente per distruggerla si scioglie d’un colpo: sono sufficienti poche parole liberatorie di un frate a svuotare l’incantesimo. Ciò appare  come metafora della  inconsistenza di tanti pregiudizi che angustiano, pesanti ed incombenti, il nostro mondo, ma pure in grado di essere annientati se appena si scoprissero i valori umani della  razionalità, dell’intelligenza, dell’amore. E così  il malato del romanzo condannato senza rimedio ritorna miracolosamente tra i sani, rigenerato da nuove consapevolezze e capace di aiutare gli altri a scoprire la verità oltre il preconcetto.

Certo la scelta della Dettori è quella di un romanzo ed è magica, e d’altra parte nell’economia del suo libro la soluzione non poteva essere sociologica, ma la comunicazione acquista la stessa pregnanza e aggiunge un patos emotivo avvincente e convincente.

L’augurio è quello di una buona, appassionante lettura, oltretutto il libro ha molte più cose da dire di quanto non faccia questo breve scritto.

 

Alberta Elisa Dettori Contini

Disimparada (La Guaritrice)

La Riflessione 2006

                                                                                       Giuseppe Luigi Nonnis             

 

 

Ho letto il libro di Silvia Bifulco, "il volto" dopo aver assistito anche alla presentazione.

Complimenti Silvia!!!

un libro degno di essere letto... lo consiglio!

Cinzia

http://db.peacelink.org/forum/thread.php?id_forum=12&id=1520Il palazzo dei non autorizzati, autore roberto mura, la riflessione editrice
Una tragicommedia che puzza di vicolo, una parodia casteddaia senza peli sulla lingua. Un rudere occupato nella Cagliari popolare. Le mille "trasse" di chi non ha voglia di lavorare e si arrangia come può. La violenza, la povertà, la pazzia, l'ignoranza, la furbizia, la cattiveria, la simpatia, la magia, la poesia. Strade lontanissime che si incrociano nel vecchio palazzo dei non autorizzati. C'è chi ci trascorre un minuto, tanto per sfogare la sua brama, c'è chi vive là da non sa più nemmeno lui quanto, c'è chi ci stà ma ogni minuto vorrebbe scappare. Cagliari si svela tra le pagine, e allo stesso tempo si nasconde. E nasconde i suoi diseredati. Loro, appesi a una fune che si sta sempre per spezzare ma non si spezza mai, e se si spezza, poi, chi se ne frega, vivono ognuno le sue strampalate avventure. Anzi vivacchiano. E rincorrendo la vita si incasinano ogni giorno peggio. Ma non fa nulla, ognuno ha un vizio che fa da sfogo all'insoddisfazione. Anche il sindaco, anche il prete, tutti bussano alla porta del palazzo per sentirsi un po' topi.

Inserito il 10 febbraio 2006 da angelo pichiri

 

Il palazzo dei non autorizzati, romanzo, La riflessione editrice, autore Roberto Mura, prezzo dieci euro

A, B, C. Tre ingressi differenti per uno stesso palazzo. Dentro c’è l’inferno, l’inferno dei pensieri e quello della vita. Ci sono Alessandro Loru e la sua famiglia, tredici persone che dividono poche stanze e un solo bagno, tra urla, furti, amori che finiscono e riniziano lontani. C’è signor Franco, che cerca tra l’immondizia qualcosa da mangiare, perché è davvero un peccato che tutto quel ben di Dio vada alla malora. Ci sono Alice la maga grassa e Laurence lo iettatore, due mostri che vanno in giro a rubare l’intelligenza della gente e che solo ad incontrarli non si vorrebbe mai essere usciti di casa. Piccole storie di vita che si intrecciano su uno sfondo popolare, quasi di borgata, a tratti cattivo e a tratti ridicolo, dove si mescola il linguaggio della città a quello di chi vive dietro le quinte. Così può far tappa dai “non autorizzati” anche il sindaco, in cerca di voti con la sua squadra fidata. Altri giungono al palazzo per trovare un po’ di compagnia, magari un po’ d’amore non autorizzato. Mara, Paoletta, Martina e Anna stanno in A 5 per questo. Va da loro pure signor Paolo, che di far compagnia alla moglie oramai non ha più voglia. C’è la violenza di Evelino, la pazzia di Barbarossa, la sfortuna di Mario l’orologiaio, la golosità di un prete poco santo. E c’è un omicidio che porta strascichi misteriosi oltre le mura della città. Le stanze del palazzo sono come un assurdo magnete che cattura gli sfigati, come il vecchio Bu, il burattinaio che parla solo con la voce del Gatto e la Volpe. Vive tra le pagine anche un poeta, Raffaele, che per combattere l’ipocrisia del mondo usa la sua arma più affilata, la penna. Tutt’intorno c’è la città, una Cagliari sorniona, che spesso odia ed è odiata dai suoi più miserabili figli. Resta viva la speranza nel futuro, per chi riuscirà a coglierla, per chi abbandonerà i vizi per le virtù, per chi la cercherà con tutta la sua forza. Prezzo 10 euro

Aggiunto: February 1st 2006
Recensore: tatiana frau
Voto:
Hits: 225
Lingua: italian

 

 

 

Storie di uomini e di tempi - commenti


“Primo grande dispiacere: dopo un'ora l'avevo finito. Troppo
avvincente e troppo breve. I 4 racconti li ho vissuti e, pur inquadrati
in tempi storici ben identificati, non mi sono sembrati affatto datati.
Il senso profondo di umanità li ha legati strettamente. E quando ho
chiuso il libro, ho avuto subito voglia di fare una domanda: come ha
fatto l'autore ad essere presente contemporaneamente in quattro posti
diversi e in tre battaglie, tra gente così diversa ? Perchè non credo
che siano solo "storie"  di uomini e di tempi ma soprattutto
testimonianze di una persona che senza dubbio era presente ai fatti
descritti.     Ciò che mi ha impressionato di più sono le descrizioni
delle battaglie: crude, senza alcuna retorica. Mi è piaciuto come sono
state messe in evidenza le figure dei grandi generali ma soprattutto
della povera gente mandata al massacro senza che neanche fosse in grado
di chiedersi il perchè delle cose, ma sorretta soltanto da ideali -
certamente neanche i loro - ma in cui credevano. Malgrado tutto. Bravo
Stefano. Scrivi un pò di più”.
Gian Carlo Fantoni, dirigente società finanziaria, ecologista.
“E’ bello scorrere le pagine di storie accattivanti e di evasione, che
un po’ mi hanno riportato all’adolescenza, quando divoravo libri di
avventure e racconti di terre lontane.  Qui, però, si sente presente la
passione per la Storia, quella con la <s> maiuscola, e la capacità di
delineare con poche righe anche il carattere e le vicende che fanno la
piccola storia di tanti di noi. E’ nato uno scrittore ?  Non lo so, me
lo auguro.  A mio parere c’è bisogno di libri come questi, che possano
riconciliare il lettore con il gusto della lettura”.
Enrico Del Bene, medico.

 


“Non credo che queste siano delle storielle leggere....sono delle
storie ben scritte con cognizione di causa e del momento storico...poi
che siano fruibili è un altro discorso e dipende credo dal fatto che
chi scrive ancora appartiene alla categoria di chi sa scrivere e
leggere.....in italiano !  E non ammazza i congiuntivi.......però sono
solo considerazioni su dei racconti che mi sono piaciuti molto…. Credo
che debba prender tempo e raccontare anche della parte femminile della
stirpe....non stonerebbe per nulla, anzi !   Magari tra un capitolo di
cavalli e cavalieri, di guerre e sangue, una o più storie di streghette
o presunte tali credo che starebbero benissimo.....anche perchè non
credo siano state personaggi minori...la questione dell'Inquisizione
non fu per nulla uno scherzo e merita un'attenzione pari a tante altre
vicende....inoltre rimango dell'opinione che purtroppo la grande storia
è stata  raccontata al maschile e le donne compaiono solo quali grandi
...zoccole, streghe, avvelenatrici, ammaliatrici e tessitrici di
trame....cosa che sicuramente tante furono.....ma il più delle volte
ciò che spaventò maggiormente delle donne fu l'intelligenza, l'ironia,
la libertà di
pensiero, d'azione e l'insofferenza alle regole e forse più che alle
regole ai divieti assurdi e ai pregiudizi”.
 
Georgia Randazzo, operatrice culturale.



“Ho letto i racconti, sono veramente belli.  Regalano un viaggio nel
tempo, passando per campi di battaglia, sale sfarzose e taverne fumose
dove si incontrano uomini coraggiosi, talvolta temerari, che affrontano
la grande avventura della vita, con passione e un pizzico di ironia. 
Complimenti !   Soprattutto, per la capacità di catapultare chi legge
sul terreno di guerra al fianco di Pietro o del coraggioso ussaro !”

Claudia Basciu, patrocinatrice legale.



“L'ho letto tutto di un fiato.   Mi piace molto anche se mi rendo
conto che non potra' diventare un best seller.
 E' un libro per chi conosce la storia, per chi vive di emozioni, per
chi sente le passioni. Quattro racconti che potrebbero diventare a loro
volta quattro romanzi….  Leggendo ho ricordato anche se lontanamente
bei momenti passati.  La Sardegna…con i profumi che non ho trovato in
altre parti del mondo…..Il secondo pensiero che mi ha sfiorato e' stato
durante la lettura dell'ultimo racconto…. da qualche anno passo una
settimana in Friuli sopra Udine e davanti ad una grappa, passo sempre
una sera con un anziano amico e ogni anno mi faccio raccontare qualche
aneddoto storico delle due guerre.   La Grande Guerra e' stata vissuta
pesantemente in quelle parti e cio' che mi viene raccontato e' di come
friulani e austriaci fino allo scoppio della guerra si frequentavano e
fraternizzavano. Da un giorno all'altro si ritrovarono nemici e gli
stessi italiani diffidavano dei friulani tanto da non mandarli in prima
linea”.

Giacomo Banche, curatore della Guida di Supereva per il Modellismo
Statico (http://guide.supereva.com/modellismo_statico/).



C’è un parallelismo tra l’Autore di questi quattro racconti storici e
l’ambientalista impegnato nella difesa dell’ambiente, figure entrambe
racchiuse nella persona di Stefano Deliperi: sia nei racconti storici
che nella difesa dell’ambiente, protagonisti sono uomini che combattono
battaglie, a volte vittoriose a volte no…… in entrambi i casi spesso
animati da passioni, da altruismo, sentimenti che creano pathos. Certo
le armi di queste battaglie sono diverse (cruente le prime, nonviolente
le seconde) come diversi anche gli obiettivi. La Storia passata fatta
di guerre, violenze, genocidi sembra non abbia insegnato niente all’
Uomo, o meglio sembra che l’Uomo non abbia imparato niente dalla
Storia, e gli attuali conflitti armati stanno ancora lì a
testimoniarlo…..   Questi quattro racconti narrano di vicende umane
prima che guerresche, lungo un rapporto temporale che va dal Medioevo
fino alla Prima guerra mondiale e prendendo a pretesto determinati
contesti storici  ci descrivono in realtà gli uomini  spesso “vittime”
inconsapevoli di questi avvenimenti; uomini con le loro passioni, con
le loro miserie, con le loro speranze…….. E questo è tanto più vero,
notando che la parte relativa alle battaglie è sì descritta ma in
maniera succinta, dettaglio necessario ma “trascurabile”; maggiore
risalto è dato (in maniera forse troppo dettagliata) alla strategia ed
alle tecniche delle battaglie più che alla descrizione dell’azione
militare, anche se l’uso frequente del termine “scannare” rende
sinteticamente l’idea della violenza e del sangue che scorre……..    Dei
quattro racconti, il mio preferito è il primo, forse perché collocato
in un periodo, quello medioevale, che ancora oggi affascina per i suoi
tanti misteri non risolti; ma soprattutto perché gli elementi
psicologici dei personaggi vengono descritti in maniera più lirica,
permettendo al lettore di “vivere” con la  propria fantasia le vicende
narrate.

Paolo Fiori, consulente immobiliare, ecologista.





“E’ un libro che porta in lungo ed in largo per i secoli, con una
capacità linguistica non comune ed un modo di raccontare piacevole e
fluente.   La passione storica e per l’affabulazione sono in tutte le
pagine.  Piccole storie, racconti brevi ma completi, densi di
avvenimenti e di forti personalità.  Pur diversi fra loro, appaiono
collegati da un filo conduttore tenace: il mercenario medievale, i due
fratelli ‘bastardi’, l’ussaro, il tenente sono uomini decisi a vivere,
veri e reali…anche se di carta ed inchiostro.  Come i ‘soldatini’ di
piombo che fa l’Autore”.

Monica Mura, funzionaria pubblica amministrazione.




“Cavalli, ussari, disperati, uomini d’armi, trincee, boschi, pianure..
sono tanti gli uomini e gli scenari in quel caleidoscopio colorato di
vicende e di animi che sono i racconti di questa piccola raccolta.  
Sfugge a chi legge il limite fra verità storica e fantasìa ed il loro
filo conduttore scivola via veloce, sia che la trama sia condita con un
po’ di ironia, come per i fratelli ribaldi, sia che diventi grave, come
nella triste e cruda guerra mondiale del tenente. Una lettura lieve, ma
piena di tinte forti.  Di storie ben raccontate da un Autore che
pensavo lontanissimo dalla letteratura.   Una sorpresa.  Bella, mi è
piaciuta proprio”.

Paola Obinu, impiegata pubblica amministrazione

“Ho letto il libro: bello, veloce, ricco di datazioni e riferimenti
storici, in particolare mi è piaciuto il ricordo della partecipazione
dei militi sardi durante la prima guerra mondiale e la descrizione del
Sabaudo Cadorna......”

Emilio Salemme, animalista.



“Sono racconti veloci eppure densi di fatti, passioni, uomini. 
Battaglie sanguinarie, senza fronzoli, uomini che devono nuotare contro
corrente, se vogliono rimanere quello che sono.  I tanti momenti della
storia che quasi li stringono in una trappola da dove si può fuggire
soltanto con grande carattere e forza d’animo.  Un libro che mi è
piaciuto per la sua voglia di proporre storie narrate con semplicità”.

Sandra Costa, impiegata azienda privata.


 

TESLA N° 7 DI FRANCESCO ARCA

Ho letto il vostro libro Tesla numero sette.
C'è poco da dire,
ringraziate quell'autore per le emozioni che mi ha regalato. Sono state
delle ore di vero svago. Ormai nella nosta nazione(all'estero per
fortuna lettori e scrittori pensano diversamete) sono sempre meno le
persone che raccontano storie originali e belle tirate che ci danno un
pò di stacco dalla realtà schifosa dove viviamo. I libri dovrebbero
servire a questo e non come va oramai di moda da noi per ricordare  a
ogni riga i problemi di tutti i giorni.
C'è troppo snob nel capo della
letteratura, finchè ci proporranno poemetti stanchi e drammatici
continuerà a leggere solo una elite, ecco perchè non legge mai nessuno.
Sono impopolare e polemico? No realista.  Vaglielo a dire a un ragazzo
che è bello leggere quando a scuola l'hanno costretto a leggersi Grazia
Deledda.

 Ciao e grazie
 

AVAMPOSTO DLL'INFERNO DI FABIO MONTEDURO

Ciao Fabio, scusami non ci conosciamo ma ti do lo stesso del tu, il mio
nome è Piergiorgio, e sono un ragazzo di 23 anni di Cagliari.
Ti scrivo
dopo aver finito il tuo libro "Avamposto dell'Inferno". Devo dirti che
mi è piaciuto parecchio, e mi pareva doveroso fartelo sapere in qualche
modo...La storia è intrigante e molto scorrevole, e spero che il libro
abbia il successo che merita. Di sicuro se il libro sarà pubblicato
all'estero riscuoterà molto successo ( lì pensano alla storia in sé e
non all'autore !!!), qua da noi invece per avere successo non basta una
storia buona e talvolta eccezionale, ma i lettori italiani esigono un
nome straniero e un'ambientazione non nostrana nella maggior parte dei
casi.I critici chiamano questo fenomeno "colonizzazione culturale", ma
a me questo termine mi fa accapponare la pelle.
Anch'io sono uno
scrittore (emergente), e tra l'altro scrivo anch'io thriller esoterici
e Horror, occupandomi di sette sataniche e omicidi rituali per la
precisione, quindi sono rimasto molto colpito dal tuo ingegno e dalla
tua fantasia. Hai uno stile personale, e questo è importante.  Hai
saputo giocare con maestria le carte dei flashback, e hai saputo
infondere un alito di vita nei tuoi personaggi... Che altro dirti !!!
Spero di leggere al più presto un tuo nuovo romanzo ( colgo l'occasione
per chiederti se si sa già qualcosa a proposito !!)
Se non ti offendi
avrei alcune domande da porti:
Ti dedichi da molto tempo alla scrittura
? se sì come mai sei riuscito ad essere pubblicato solo in questi anni
? ( non è una provocazione, mi mervaiglio solo che le case editrici non
abbiano "sfruttato" prima il tuo talento !) Pensi di ambientare il tuo
prossimo romanzo sempre in Italia ?

Ti ringrazio per la cortesia e mi
congratulo ancora per il tuo romanzo, che ho divorato in due giorni.
L'accostamento a Stephen King è molto azzeccato, anche se tu riesci ad
essere talvolta persino più "diabolico" !!!
Ancora un grande in bocca
al lupo per la tua carriera.

Piergiorgio

 

Salve a tutti, voi della Riflessione.
> Abito a Roma,a pochi passi dalla libreria "Eventi Mondadori" di Via Piave.
> Qualche settimana fa sono venuta sul vostro sito a fare un giro e ho visto
> la figura di questo "demone pensieroso" sul sul romanzo di Fabio Monteduro.
> Per un momento ho pensato di ordinarlo, ma poi mi è passato di mente. Ecco
> perchè, entrando nella libreria Mondadori e vedendo il romanzo in bella
> mostra, ho deciso di acquistarlo.
> Detto, fatto e letto: sorprendente, è al prima cosa che mi è venuta in mente
> dopo averlo finito.
> Il motivo per cui vi scrivo è per far sapere a Monteduro che ho davvero
> apprezzato il suo romanzo e che mi auguro di leggere molto altro di lui.
> Voi avete altro di questo autore? Se no, siete in procinto di pubblicare
> qualcos'altro?

 

Ho acquistato questo libro e devo dire di essere rimasto sorpreso. Davvero c'è tanto di nascosto tra i giovani autori nostrani? Fabio Monteduro, con questo romanzo, mi ha fatto tornare la voglia di leggere, perchè la storia è avvincente e soprattutto di facile e veloce lettura. Ci credereste se dico che l'ho finito in sole tre sere, mentre la mia media, solitamente, per un libro di quel numero di pagine, è almeno un paio di settimane? Bellissima anche la copertina (che mi ha spinto ad acquistare il libro). Spero proprio che questo autore abbia le soddisfazioni che merita e voi della Riflessione, che avete avuto la forza di puntare su di lui, possiate seguirlo nella fama.

Franco Vasile

Sarò onesto, non leggo tantissimi romanzi di fantascienza o di cultura cyberpunk, tuttavia, vi sono degli aspetti nel romanzo di Francesco Arca che possono prescindere dalle definizioni di genere. Elementi che rendono un’opera appannaggio di un vasto pubblico perché questo, immediatamente, vi si riconosce nei risvolti umani e sociali che sono, seppure adattati verosimilmente a servire una narrazione particolare, di ben più ampio respiro: persone, non personaggi!

Appartengo alla stessa generazione di Francesco e non faccio nessuna fatica a riconoscere in Frank un qualunque ragazzo mio coetaneo: una di quelle persone che vivono, amano e sorridono in una conflittualità agrodolce con il mondo ma che continuano a cercare rifugio nella propria personale rasserenante malinconia: ciascuno assorto nel relativo presente e a far di conto con il proprio passato, col proprio dolore; uno di quei molti uomini che di tanto in tanto si guardano attorno, quindi dentro, magari esclamano “merda” a denti serrati ma tanto, poi, vanno comunque avanti.

Bravo Francesco.

                                                                                                   Federico Santamaria

 

Briciola di felicità

Più che una recensione (che scriverò più in là), è un messaggio che dedico agli autori.

Ho appena ordinato il libro, lo aspetto per leggerlo.
Con questo tuo lavoro avrò modo di conoscerti meglio zio Nicolino; sostengo questo tuo coraggio, perchè non è facile raccontare certe situazioni anche a persone che non ti hanno mai conosciuto.
Anche per te, zia Anna: avete unito le forze di due persone che soffrono per scrivere poche pagine di un libro personale, che per noi avrà comunque un senso speciale, al di là di ciò che avete scritto.
Per ora posso solo augurarvi che il vostro sudore raccolga i pensieri che avete donato, che in qualche modo potranno insegnare forse poco a chi non vi conosce, ma un segno tangibile lo lasciate anche con questo libro in noi che vi vogliamo bene.
Grazie zio, grazie zia.
Gianpiero

KETA: UNA VOLTA ALL'ANNO E' LECITO IMPAZZIRE

Recensire un libro o un opera in generale dovrebbe essere un’attività che comporti l’uso della più estesa oggettività di cui si dispone. Spesso questo non si verifica perché essendo un libro prodotto dalla natura umana, anche l’interpretazione che se ne da è frutto della mente umana. Il mio giudizio, quindi, è una lettura soggettiva la quale credo sia ciò che tu voglia. La trama “adolescenziale” potrebbe trarre in inganno in quanto si potrebbe cadere nel pensare che si tratti della solita storiella giovanile infarcita di esperienze nuove di vita, con le donne, con gli amici, le scoperte di mondi alternativi, svago, droga…Ma non è esattamente così ed è facile intuirlo dalla carica che ha il protagonista nello scrivere. La conferma giunge nel capitolo IV - M.P.C.S.D., la personalità di Jonathan è ben più complessa e ai superficiali dovrebbe rimanere oscura, ma non c’è problema in quanto un superficiale sta alla larga dal tuo romanzo; meglio un libro di barzellette di Totti! Io riesco ad entrare nei vestiti di Jonathan e a vivere le storie di cui ci narra, so immedesimarmi con lui in scene di gioia e gaudio come in altre di triste crisi depressiva.

Jonathan sa essere il ragazzo spensierato, “cazzeri” come ci insegnano gli anglosassoni, pronto all’azione bastarda con le donne, ma poi si rivela un’inguaribile romantico che si arrovella la mente ed il cuore al setaccio dell’amore inappagato, per giunta verso la donna più tosta che avesse potuto scegliersi. Mi piace quando monti la storia in un sottile gioco in cui momenti di ironia hanno il sottofondo di malinconia (basta una frase: situazioni leggere si bloccano per un istante con un semplice - Anna bastarda- che rimembrano la grande depressione per lei). Tuttavia è pure vero il contrario perché in situazioni di tristezza fuoriesce lo zampillo ironico di Jonathan che distendono una lettura che si sta facendo eccessivamente cupa. La storia scorre bene e regolare fino al ciclone Anna (altro che Katrina per il nostro amico Jonathan!), quando il protagonista si capta sul segnale della donna amata il tempo sembra arrestarsi, per lui la giornata può scorrere quanto vuole ma il suo tempo è fermo senza un contatto con lei; il mondo fuori dalla camera di Jonathan non è esiste, egli è sospeso. Tutto questo si nota meglio quando, abbandonata la pista Anna, il nostro “eroe” ( passamela per favore) si concede qualche uscita, nuove esperienze, nuovi amici, nuove donne… Ecco il vero centro propulsore del libro: la figura femminile in tutte le sue sottospecie che hai sapientemente schedato, una catalogazione che non fa una piega. Non mi soffermo ad analizzare nessuna delle figura femminili tanto meno quella di Anna perché mi ricorda un’altra persona.

L’amico che si perde, Tommy ,diciamo che mi resuscita sentimenti di compassione difficile compatirlo in quanto sceglie strade tortuose che nulla di buono hanno mai portato a nessun uomo, ma è pur vero che risulta arduo anche accusarlo: è l’eterno sfigato e necessita di rifarsi in altro modo, di godere della vita da un’altra facciata. Attraverso lui si presenta il problema della droga nel nostro mondo e in particolare in quello giovanile.

Vorrei ora soffermarmi sui valori aggiunti di questo libro che vanno oltre la trama del romanzo stesso; sto parlando delle poesie, dei testi di canzoni riportate in scene particolari (che possiamo far reiterare anch’esse nella classe poesie), nei monologhi di Jonathan su tematiche sociologiche, filosofiche, psicologiche e della metafora col calcio. La scelta del “momento lirico” è ottima , la poesia propria carica il libro di sentimento, la poesia inoltre è fuori dal tempo e dallo spazio e perciò potrebbe essere estratta dal libro e leggersi da sola. Le canzoni trascritte aiutano nell’immedesimazione, io ritengo che ogni vicenda che ci capita potrebbe associarsi bene ad una misura o ad una canzone, una colonna sonora. Citare i testi, soprattutto se si conoscono le canzoni fortifica i sentimenti che escono dalle pagine. I monologhi aggiungono l’appellativo di saggio a quello di romanzo per questo libro, quando Jonathan dice cose inerenti la psicologia, la sociologia e la filosofia sembra di ascoltare un divulgatore con un acume intellettuale che sorprende notevolmente. La sua figura ne trae vantaggio, anzi tutto il romanzo si avvantaggia e cresce il suo livello. Nemmeno una piega nella metafora vita-calcio forse in alcuni casi esagerata perché potrebbe capitare un lettore che non capisce un piffero di pallone, ma poco importa gli appassionati sapranno apprezzare. Finisco col finale (gioco di parole, scusa). Avrei voluto nel mio cuore che alla fine Anna avesse ceduto all’amore smisurato di Jonathan, ma così non poteva essere perché avresti spezzato il filo conduttore di tutto il romanzo fin dal principio: trionfa la donna e non l’amore, è lei la padrona l’ uomo dipende da essa e soffre all’ombra della sua figura come scritto da qualche parte da un’entità superiore, un Jason, o il Fato che è cosa ancora più potente ed incontrovertibile. Di sicuro molto mi è sfuggito ma per ora mi premeva scriver questo. Avrò tempo e modo per analizzare altro.

Con una buona propaganda questo libro sfonda.

IL FASCISMO A NUORO di LUISA MURA

L'ho letto tutto d'un fiato, e pensare che la storia non è mai stata la mia materia preferita. Lo stile è a metà strada tra il giornalismo e il romanzo. Ne ho preso una copia per un regalo di compleanno per un diciottenne.

Cristina Lostia

 

UN PO' BETA UN PO...ETA di GIANNI CASALI

Il tuo, un modo delicato di mostrare al mondo la solitudine, la sottile tristezza che hai accumulato dentro, nell’anima, nel corso degli anni, e l’Amore al quale hai impedito attraverso le tue insicurezze di impossessarsi di te completamente..
Attraverso il tuo libro dividere tutto ciò con gli altri, mostrare i tuoi infiniti stati d’animo semplicemente per permettere che il calore dei pensieri che si manifesteranno in chi lo leggerà ti avvolga col tempo dolcemente..
E’ un bell’inizio per un primo libro, è come una rosa che sta per sbocciare e che inizia a far sentire il suo profumo intorno a sé.

Resto in attesa di un profumo più intenso ora........

Katy

I GIORNI DELLA MERLA di SIMONA PAU

Quest'opera è espressione di una poesia "piena". È poesia che parla per immagini forti di cui l'artista sembra l'abile giocoliere. Ciò che però rivela la lettura dei "Giorni della merla" non è solo una sapiente combinazione di raffigurazioni di vita, è anche una buona capacità di utilizzare la tecnica artistica in modo assai agile, quasi fosse un esercizio maturato col tempo.

Rosa Palmas

QUADERNI DI SABBIA di ORNELLA MELONI

Ho letto "Quaderni di sabbia" e ho davvero apprezzato la sua poesia musicale ed armoniosa, che ricorda il movimento delle onde ed il soffiare del maestrale.

Monica Strina

 
 

© Davide Zedda Editore