SCORIE

ABC....DELLA VERGOGNA SOMMERSA                                                  di Giuseppina Arangino

 

Il 6 ed il 9 Agosto del 1945, il mondo ricevette i due più grandi ed inaspettati schiaffi che la storia non avesse mai avuto in serbo per lui. La distruzione delle due città-cavia di Hiroshima e Nagasaki proiettarono un'umanità inconsapevole all'interno della tragica e sciagurata "Era Atomica" oggi ben lungi dall'essere chiusa. In realtà, come la conosciamo oggi, questa iniziò nel momento stesso in cui Enrico Fermi, enfant prodige della fisica teorica italiana e mondiale, riuscì, col suo gruppo, ad ottenere la scissione dell'atomo d'Uranio, a seguito degli esperimenti di bombardamento con neutroni al fine di indurre la radioattività negli elementi. L'Uranio divenne componente fondamentale per la liberazione d’energia atomica, sia a scopo bellico sia civile e lo è tuttora. È così che, prima a causa di un'entusiastica irresponsabile cecità, poi con una criminale, sistematica, colta o/e ignorante gestione, il nucleare ha attraversato, dagli anni trenta ad oggi, le nostre vite. Naturalmente, fin da quella prima fissione, si manifestò un effetto collaterale di cui, all'inizio, non si capì bene l'importanza devastante, ed in seguito, avendone capito i risvolti, non ci si curò più di tanto con insensata, genocida presunzione. Il Nucleare, infatti, produceva e produce immondezza, e che immondezza! È proprio con parte di questi RIFIUTI che il mondo oggi si trova a che fare e non è un problema di poco conto, dal momento che essi sono stati creati prima di sapere bene come gestirli; per altro come tutto ciò che riguarda il nucleare, peccato che la sperimentazione si faccia sul campo e costi morti, malattie, sofferenze, dolori. Tutti noi abbiamo sentito parlare di bombe, testate, sommergibili, centrali nucleari, ma anche dell'uso medico-diagnostico della radioattività e recentemente, con insistenza, di SCORIE NUCLEARI. Ma cosa realmente sappiamo? Cos'è il nucleare? E le scorie? Ed i depositi sicuri in cui isolarle?

 

L'energia atomica si ottiene spezzando il nucleo dell'atomo, i proiettili di cui ci serviamo sono i neutroni. La rottura avviene se gli atomi sono di una certa grandezza cioè con Numero di Massa superiore a 100, ma è più probabile con valori più alti. Nelle centrali nucleari si usano, principalmente, due isotopi dell'uranio, uno con NdM 235 (questo si rompe più facilmente) e l'uranio 238, conosciuto dalle cronache come uranio impoverito. Il neutrone colpendo il nucleo trasferisce ad esso la sua energia; questo surplus energetico destabilizza il nucleo che si divide in due sparando 2-3 neutroni (fissione). La massa totale dei due nuclei risultanti è minore di quella del nucleo di partenza; la massa mancante si trasforma in energia secondo la formula di Einstein: E=mc2. Per innescare la reazione il neutrone incidente deve essere lento, per questo si usano sostanze dette moderatori che rallentano i neutroni più veloci; i moderatori, in genere, sono: acqua, acqua pesante (con Deuterio al posto dell'idrogeno), grafite. I neutroni emessi nella fissione incidono su altri nuclei producendo altre fissioni, si ha così una reazione a catena. Se questa si sviluppa in modo incontrollato (massa del materiale superiore ad una massa detta critica) si innesca una reazione esplosiva (bomba nucleare); nelle centrali, invece, sostanze, quali Boro e Cadmio, usate come assorbitori dei neutroni in eccesso fanno sì che la reazione a catena proceda a tasso costante (esplosione lenta!). Bombardando l'uranio con neutroni veloci si ha il Plutonio 239 ottimo e pericolosissimo combustibile/esplosivo. I nuclei radioattivi decadono spontaneamente, cioè si trasformano in nuclei più leggeri, secondo un tempo detto di dimezzamento in cui la metà dei nuclei subisce questa trasformazione. Questo tempo varia per ogni elemento. Il Plutonio 239 si dimezza ogni 24000 anni (se l'uomo di Neanderthal ci avesse lasciato 50000 anni fa una tonnellata di Plutonio 250 kg sarebbero ancora attivi), l'Uranio 238 in 4,5 miliardi di anni! Tuttavia, più è breve il tempo di dimezzamento più è intensa l'attività dell'elemento, questa consiste nell'emissione di radiazioni. Queste sono di tre tipi: alfa, beta e gamma diverse fisicamente e negli effetti. Le alfa sono pesanti, costituite da nuclei di Elio (2neutroni e 2protoni con carica elettrica +2); le beta sono composte da elettroni (-) e protoni (+); le gamma sono le uniche vere e proprie radiazioni essendo onde elettromagnetiche, come la luce o le onde radio, ma di frequenza molto alta, lunghezza d'onda molto piccola ed elevata energia (ben più potenti dei Raggi Ultravioletti e dei Raggi x). L'esposizione alle radiazioni ionizzanti è dannosissima per la salute ed il danno dipende dal tipo, modo e tempo di esposizione. Tutte e tre hanno potere ionizzante, ovvero, colpendo gli atomi della materia che attraversano strappano uno o più elettroni orbitali producendo elettroni liberi (altra radiazione beta!) e ioni (l'atomo che rimane assume carica elettrica +). Questi possono produrre altre ionizzazioni (Radiazione ionizzante secondaria).In poche parole, a livello microscopico, ricevere una radiazione ionizzante significa venire bombardati da un numero altissimo di proiettili velocissimi + o - pesanti che a loro volta possono creare altri proiettili. La radiazione alfa esterna al corpo (non ingerita) cede la sua energia molto velocemente essendo formata, come già detto, da particelle pesanti e cariche elettricamente e viene fermata da una protezione leggera (un vestito, la pelle, anche un foglio di carta); le radiazioni beta e gamma sono molto più penetranti e necessitano di protezioni ben più complesse ed efficaci che, a volte, non escludono del tutto il contatto ma sono solo in grado di ridurlo. Ben peggiore è il pericolo se la sostanza radioattiva si trova dentro l'organismo, cosa più facile di quanto si pensi se si entra in contatto con ambienti contaminati.

 

La quantità di radiazioni assorbita dall'organismo si misura in Sievert. Un sievert equivale a 100 Rem, il rem misura la radiazione assorbita tenendo conto dell'effetto sulla materia biologica definito da un fattore Q (1 rem=Qrad); Q vale 1 per le radiazioni beta e gamma e 20 per le alfa, a parità d'energia il danno causato dalle alfa è il maggiore. Nell'uomo adulto una dose di 4 sievert distribuita sul corpo (pari a 40000 radiografie contemporanee) causa la morte certa in più del 50% degli individui della popolazione esposta. I lavoratori di una centrale possono essere esposti annualmente ad una dose massima di 50 millisievert! Bisogna dire che, in qualsiasi posto, siamo esposti alla radiazione di fondo data dai raggi cosmici e dall'emissione di raggi alfa da parte di un gas, il Radon. Naturalmente sono radiazioni anche i raggi x ed emettono radiazioni i televisori e, ad es., anche i mattoni d'argilla (contengono una piccolissima quantità d'uranio). Perfino il nostro corpo è lievemente radioattivo a causa di un'isotopo del potassio, ma come abbiamo visto ogni radiazione ha diverse caratteristiche e non causa sempre o gli stessi danni. Le radiazioni ionizzanti sono tutte dannose. Se veniamo colpiti i "proiettili", che, abbiamo visto, sono a diversa penetranza se le radiazioni sono esterne al corpo e molto più gravi, per ovvi motivi, se provengono dall'interno, spezzano le molecole alterando i composti che regolano la vita cellulare; in più, cedendo un'alta quantità d’energia in uno spazio limitato, creano calore producendo bruciature (ustioni da radiazioni). Naturalmente l'organismo ha forti capacità d’autoriparazione ed è per questo che né la radiazione di fondo né i televisori e quant'altro costituiscono un problema. Tuttavia esiste un limite. Al di sopra di una certa estensione il danno è irriparabile e, a volte, irreparabile! La capacità di resistere alle radiazioni varia da individuo ad individuo e da specie a specie: gli insetti sono i più resistenti in assoluto (…niente ci libererà dalle blatte che sono sopravvissute anche ai dinosauri!); il danno dalla quantità, dal tipo, dalla localizzazione della radiazione (diverso se subiamo un'esposizione, anche alta, ad una mano o un'esposizione inferiore in tutto il corpo).È questione dibattuta se esista una soglia al di sotto della quale il rischio cada. Purtroppo, se esistono studi sulle altissime ed alte esposizioni, quasi tutti effettuati su Hiroshima e Nagasaki, non vi sono studi seri, per nefandezza politico-ecomomico-militare, sulle basse esposizioni, cioè fatti sui lavoratori del nucleare (ad es. i minatori delle miniere d'uranio!). In conseguenza oggi sappiamo con sicurezza che al di sopra di una dose (1 sievert per il corpo intero) si entra in regime deterministico, cioè il danno si manifesta velocemente sulla maggioranza degli individui esposti, diventa proporzionale alla dose assorbita e gli effetti sull'individuo sono predicibili con ragionevolezza. Questo avviene anche per dosi minori, ad es., 0,15 Gray assorbiti dai testicoli causano sterilità per fortuna spesso temporanea e 0,23 Gray x 28 giorni di gestazione assicurano malformazioni e sviluppo anomalo del nascituro. Il Gray è uguale a 100 Rad, 1 Rad corrisponde a 100 Erg per grammo, l'Erg è un'unità di misura dell'energia; quindi, un grammo di sostanza ha assorbito un Rad quando la radiazione ha rilasciato in un grammo di sostanza 100 Erg di energia (una quantità in sé "piccola" ma che provoca centinaia di miliardi di ionizzazioni!). Al di sotto del regime deterministico (esposizioni più lievi) vige il regime stocastico, cioè gli effetti delle radiazioni sono difficilmente prevedibili e quantificabili se non statisticamente e per lunghi periodi di tempo. Come dire sappiamo che fanno male ma non quanto, quando, come, dove! Non si sa neanche se gli effetti, pur random (a qualcuno tocca e qualcuno no), sono proporzionali alle cause (se per n giorni d’esposizione a q radiazioni ho, statisticamente, in N anni 10 su 100 casi di leucemia, all'esposizione di metà della radiazione o della stessa quantità per metà tempo, osserverò, dopo N anni, 5 casi di leucemia su 100) e se esiste una soglia al di sotto della quale il rischio è zero. In linea di massima i danni sono di due tipi: immediati, per dosi sopra un gray (malessere generale, febbre, emorragie, nausea, vomito, diarrea. Ustioni interne ed esterne); a lunga scadenza (sterilità, malformazioni genetiche, anormale sviluppo dei feti e dei bimbi, perdita dei peli, tumori di vario genere). Nei casi acuti la morte avviene in poche ore o settimane. La previsione è statistica, la dose letale si definisce LDp/g, cioè la dose per cui una %, p, di individui esposti muore entro un numero, g, di giorni (LD50/60= la metà di quelli che l'hanno ricevuta muore entro 2 mesi).

L'Uranio ed il Plutonio hanno effetti tossici sia come metalli pesanti altamente attivi chimicamente, sia come elementi radioattivi. Agiscono tossicamente su due piani distinti! Avendo un tempo di dimezzamento molto lungo, la radiazione emessa dall'Uranio è molto debole (la r. gamma è debole e la r. alfa è fermata facilmente; bisogna, però, precisare che in un pezzo di Uranio, anche se impoverito, sono presenti quantità di Uranio 235, ben più attivo del 238 e di U 234, ancora più attivo!) e il contatto, anche di ore, con una modica quantità non dovrebbe ragionevolmente causare danni seri o rischio per futuri tumori. Diverso il caso di ingestione o inalazione di Uranio (polveri, aerosol) in cui le particelle alfa operano dall'interno e i danni aumentano come il rischio di futuri tumori; inoltre, l'Uranio interagisce chimicamente ledendo i reni e le ossa; se la sua concentrazione supera le tre parti su un milione nel tessuto renale, ne consegue una necrosi generalizzata del rene stesso! Per raggiungere una dose tossicamente pericolosa è necessario ingerire/inalare 50 milligrammi d'Uranio; infine, i prodotti del decadimento possono essere più nocivi dell'Uranio stesso, nella catena principale dell'U-238 abitano il Torio(si fissa alle ossa); il Polonio(ossa e tessuti molli); il Radio(prima superfici ossee, poi all'interno) per cui sono morti, per tumori ossei, moltissimi operai che negli anni '20 dipingevano a mano con vernici "fosforescenti" i quadranti degli orologi e rifacevano la punta ai pennelli con le labbra(cosa istintiva per chi lavora coi pennelli), il Radon, gas nobile e pesante, sia per inalazione diretta sia per i prodotti del suo decadimento (Polonio-218, Piombo-214, Bismuto-214), è stato la principale causa di morte per cancro nei minatori delle miniere sotterranee di Uranio.

Le cose vanno peggio per il Plutonio che, avendo un'emivita più piccola (24000 AA), è più radioattivo, si fissa, emettendo radiazioni alfa di forte intensità, al midollo distruggendolo(ricordo che il midollo produce le cellule del sangue) e, dal punto di vista chimico, è tossico al massimo grado. Un grammo di Plutonio disperso nell'ambiente contamina letalmente un'area di 500 mq; l'assunzione di bassissime quantità provoca rapidamente tumori polmonari e pochi milligrammi causano morte certa. È un veleno potentissimo, pochi grammi aerosol bastano a sterminare l'intera popolazione di Roma. In più il Plutonio è piroforico, cioè prende fuoco spontaneamente! È stato ed è prodotto in grandi quantità. Il Plutonio reperibile in natura nei giacimenti di Uranio è, infatti, limitato. Si è pensato bene di "crearne" di nuovo, soprattutto a scopi bellici ma anche, se si può dire, "civili", bombardando, all'interno di reattori nucleari detti autofertilizzanti, con neutroni l'Uranio 238. L'elemento così ottenuto deve essere separato dall'U-238 e dai prodotti della fissione dell' U-235 attraverso complessi processi che comprendono l'estrazione del materiale con solventi organici da soluzioni nitriche. Per ottenerne un kg sono necessarie 1000 tonnellate di U, per non contare l'enorme quantità di liquidi e solventi. Il suo nome, infine, è lo stesso del Signore dei Morti nella mitologia classica!

 

 

Tutta l'attività attorno al nucleare ha creato un'enorme quantità di scorie che, data la loro natura, si sono accumulate nel corso dei decenni; esse sono di diversi tipi e causeranno problemi per migliaia e milioni di anni! Si distinguono diversi tipi di scorie:

Scorie ad alta attività: combustibile spento dei reattori nucleari e i rifiuti solidi e liquidi che si creano nella produzione di Plutonio; rifiuti Transuranici: indumenti, utensili e qualsiasi altra cosa contaminata da Plutonio ed altri elementi creati dall'uomo più pesanti dell'Uranio; rifiuti a media e bassa attività: provenienti da ospedali, istituti di ricerca, smantellamento di centrali nucleari, filtri d'aria, indumenti e utensili; scarti del minerale di uranio: residui derivati dall'estrazione dal minerale grezzo.

La politica di gestione dei rifiuti radioattivi è stata, fino ad oggi, spregiudicata se non addirittura criminale, caratterizzata da deliberata sottovalutazione dei rischi in barba alle popolazioni coinvolte e, perfino agli addetti ai lavori. Nel mondo si sono accumulate discariche, centrali, basi dismesse e per niente messe in sicurezza, sempre che un modo sicuro esista, cosa che a tutt'oggi si ignora! A questo si aggiungono scelte difficili da definire. Migliaia di tonnellate di Uranio impoverito sono state usate segretamente non solo nella produzione, da parte della NATO, di proiettili e blindature (l'Uranio è pesantissimo!) che hanno causato danni agli amici ed ai nemici e causato un'altissima incidenza di morte per leucemia di poveri, ignari ragazzi chiamati a fare i soldati, ma, anche, sono state riciclate (non so se perché non si butta niente o nel tentativo di sistemarle definitivamente!) utilizzandole nella produzione di candele e volanti delle macchine, mazze da baseball e da golf, pallini da caccia, fermacarte ed altri amenicoli. Abbiamo detto che la radioattività è, tutto sommato, bassa nell'U-238 e per questo, pur non essendone certi, alcuni sostengono la sua non pericolosità in questo uso goliardico; tuttavia, considererei più sicuro non ciucciare oggetti che lo contengano e non portare le mani alla bocca dopo averli maneggiati; sarebbe, inoltre, opportuna un'etichetta che segnalasse la presenza dell'U-238 nei prodotti che compriamo…ma, per ora, è chiedere troppo! Poiché l'estro umano non ha limiti non sapendo che farsene di tante tonnellate di U-238 hanno pensato di usarlo anche come zavorra negli aerei (500kg alla volta), negli elicotteri, nelle chiglie delle navi, nei muletti per il sollevamento dei pancali, come additivo nei coloranti, come brillantante nelle pajettes (!) e, pare, miscelato a fertilizzanti chimici (pensate un po’ la lattuga!).Tutto questo nonostante, dal 1989, esistano serissimi studi commissionati dal Pentagono che spiegano come l'U-238 sia pericolosissimo per l'uomo e per l'ambiente specie se si incendia, ma quando mai i proiettili sparati si incendiano?! Non solo è zavorra pure nei missili (neanche quelli si incendiano).

Fino agli anni '90 quest'uso insensato e criminale di una sostanza radioattiva è stato uno dei segreti meglio custoditi del modo. In pieno delirio di onnipotenza, o solo per usarli tanto ne avevano i magazzini pieni, gli USA hanno scaricato tonnellate di proiettili all'Uranio in Iraq e Kuwait. Ma l'Uranio non è silenzioso e, dopo qualche tempo, migliaia fra reduci ed abitanti delle zone di guerra hanno iniziato a morire di tumori e leucemie, per non parlare dell'impennata delle nascite con malformazioni, anche altrimenti rarissime. Il Pentagono e gli altri vertici militari continuavano a nascondere questo crimine assurdo. Poi, nel 1993, un Boeing 747 zavorrato con circa 500 kg di U-238 è precipitato su Amsterdam incendiandosi. Sembrava un comune incidente aereo, chi mai può pensare che un aereo sia radioattivo, ma dopo un po’ si sono iniziati a contare i morti da contaminazione. Siamo a più di 5000.Dopo sono venuti la Somalia e la Bosnia e, nel 1999, la guerra in Kosovo. Oggi contiamo i morti tra i reduci dalla Bosnia dove sono stati sparati 10000 proiettili all'Uranio. Uno studio che il Ministero degli Esteri ha commissionato a Maurizio Martellini, fisico del Landau Center di Como, in piena guerra del Kosovo, ha calcolato il rischio di insorgenza di 1620 tumori per ogni proiettile sparato! Naturalmente le cose vanno molto peggio per le popolazioni delle zone contaminate. Oggi niente vieta ai carichi di Uranio impoverito di volare sulle nostre teste, atterrare negli aeroporti, navigare nei nostri mari, stazionare in capannoni, rotolare nei campi da golf. Se non fosse vero sembrerebbe la trama di un'allucinato film di fantascienza diretto da un regista pazzo e criminale!  

 

 

Al di là di questa piratesca, folle, criminale interpretazione del concetto di smaltimento dei rifiuti legati al nucleare, dei cui esempi è costellato il passato, esso è un problema pressante, difficile e di grandi, grandissime dimensioni, di per niente facile soluzione che, tuttavia, di una soluzione ha urgenza. Il problema principale sta nel fatto che, col nucleare, si è messa in moto una tecnologia rischiosissima, potenzialmente e, tutto sommato, facilmente capace di disastri immani senza sapere prima come controllarla, fermarla, gestirla. Tanto che non sono pochi, tra i fisici e i filosofi, quelli che, oggi, per il nucleare, hanno rispolverato il mito dell'apprendista stregone. A questo si aggiunga una gestione passata a dir poco picaresca e un alto, altissimo costo necessario per mettere in atto una seria politica della gestione di tali rifiuti, seria gestione che, per quanto scrupolosa, oggi non garantisce la totale sicurezza per differenti motivi E non si creda che questo problema non ci riguardi, che sia lontano da noi perché il nucleare ci circonda e…viaggia.

Una delle nazioni con più grande quantità di nucleare, rifiuti e no, sono gli USA. Le cifre sono impressionanti! In piena guerra fredda possedevano 32000 testate nucleari, la maggior parte delle quali al Plutonio. Nel sito di Hanford, i cui reattori hanno prodotto Plutonio, da quello usato per la bomba di Nagasaki fino al 1989 anno in cui è stato chiuso, per un totale di 54 tonnellate di Pu-239 (ideale per le bombe!), oggi trasformato in deposito stazionano: 200 milioni di litri di rifiuti liquidi derivati dalla produzione del Plutonio e sistemati in cisterne sotterranee; quasi 2100 tonnellate di combustibile spento; 4 tonnellate di Plutonio; 700 mila metri cubi di rifiuti solidi; 1 miliardo di metri cubi di terra contaminata comprese le acque delle falde freatiche. E stiamo parlando solo di uno dei 114 siti che il Doe (dipartimento per l'energia) ha il compito oggi di bonificare. Un altro sito in via di bonifica è quello di Rocky Flats in cui, dal 1952 al 1989, si producevano sfere di Plutonio usate per innescare le testate termonucleari. In seguito alle pressioni dei cittadini delle città vicine si è provata la presenza di acqua contaminata nel sottosuolo, tracce di Plutonio un po’ dovunque (acquedotti, terreni, aria) nonché bidoni che lasciavano bellamente filtrare scorie nel terreno. Portata in giudizio la ditta che gestiva l’impianto è stata riconosciuta responsabile di reati contro l’ambiente e condannata a pagare 18 milioni e 500000 dollari (!). Oggi 5000 persone sono impegnate nell’opera di bonifica del sito, ovvero: trattare e stabilizzare il terreno e le acque contaminate; smantellare i reattori; demolire gli edifici; dissotterrare, ritrattare rifiuti già seppelliti in modo sbagliato. Il costo è di 2 milioni di dollari al giorno e si prevede la fine per il 2006, dopodiché tutto ciò che è compreso nei 150 ettari di edifici e strade di cui è costituito l’impianto, compresa buona parte della terra, sarà trasformato in scorie pronte per essere stoccate, ….e questo è solo un esempio! Negli USA, oggi, esistono 141 reattori in funzione (104 commerciali, 37 di ricerca); 18 reattori chiusi (9 commerciali e 9 di ricerca); 11 siti di stoccaggio di rifiuti ad alta attività del Doe; 1 di rifiuti commerciali ad alta attività; 6 siti con eccesso di Plutonio; 1 sito con combustibile per reattori navali; 2 di combustibile spento stoccato lontano dai reattori. Ogni reattore attivo o spento non smantellato è o sarà fonte di una massa gigantesca di scorie che dovranno essere stoccate. Si cercano e allestiscono siti in grado di diventare “definitivi”, se questo è umanamente possibile. Nel New Mexico, per es., c’è un deposito che prevede di ricevere entro il 2035 850000 fusti di rifiuti transuranici. Nel 1987 il Congresso designò il monte Yucca, a 150 km a nord-ovest di Las Vegas, come possibile sito per un deposito di barre di combustibile dismesso ed altri rifiuti ad alta attività. Il Doe ha speso 4 miliardi di dollari per fare test e scavare gallerie nello Yucca (formazione di roccia vulcanica) al fine di sondarne la fattibilità. Tuttavia, lo stato del Nevada non è d’accordo. Il progetto porta con sé dei rischi inaccettabili, per la geologia, le falde freatiche e perfino per i contenitori in lega di Nichel che si userebbero per contenere le scorie; secondo il Doe durerebbero 10000 anni; secondo gli ambientalisti massimo 500. Il 15 Febbraio Bush approva il progetto, lo stato del Nevada l’8 Aprile ha protestato formalmente. La parola torna al Congresso che può rigettare la protesta dello stato. Insomma, una battaglia coi fiocchi! I rifiuti naturalmente devono essere trasportati. A questo scopo si usano dei fusti d’acciaio detti casks. In un esperimento dei casks sono stati caricati su una locomotiva lanciata poi, a 130 km/h, contro un muro! La locomotiva si è disintegrata, i casks ne sono usciti indenni. Ma non è detto che non abbiano dei punti deboli; vengono, per es., collaudati lasciandoli bruciare per mezz’ora in un liquido combustibile a 800 °C perché questo è il limite posto nel 1965. Il gas Propano brucia a 1100 °C e ben altre temperature si raggiungono in determinati incendi (vd incidente in galleria). I dubbi quindi sono molti e giustificati se si pensa alla sicurezza di questi, pur sempre necessari, depositi.

 

 

 

Anche l’Italia ha il suo bel da fare. Senza che noi ce ne accorgessimo si sono accumulate, più o meno, 60000 tonnellate di scorie nucleari. Nel 1989, un referendum, ha fermato le quattro centrali nucleari costruite sul territorio nazionale: Caorso, Trino Vercellese, Latina e Garigliano, prima, per altro, che arrivassero a dare il loro beneficio in termini di chilowattora. Oggi l’addio al nucleare ci costa 0,05 centesimi di Euro a chilowattora in bolletta, per 20 anni, per un totale di 2 miliardi di Euro. Un costo che non tiene conto dei futuri aumenti che solo espedienti come il decreto blocca-tariffe dell’estate 2002 sono riusciti finora a tenere lontano. Inoltre, a questi rincari, il piano di riordino energetico potrebbe e dovrebbe prevedere nuovi investimenti per risolvere un problema lasciato in sospeso per anni. Il Ddl sul nucleare prevede una spesa di 1 milione di euro per il 2002 e 2 milioni di euro per il 2003 e per il 2004 necessari solo ad avviare gli studi per localizzare il deposito atomico nazionale. Per ora, i conti del nucleare sono solo i costi della gestione delle centrali, affrontati con fondi accumulati dalla Sogin e calcolati su un processo di smantellamento che duri 50 anni. Ora, con lo spauracchio del terrorismo internazionale (i siti nucleari sono considerati obbiettivi sensibili e anche per questo è difficile avere notizie in questo campo) si accelerano i tempi applicando una politica a dir poco discutibile (il solito Ddl che disarma, o tenta di mettere a tacere, le amministrazioni locali) al fine di prevenire le proteste locali. Già due Regioni, la Puglia e la Toscana, candidate a ospitare il deposito, hanno detto no in via preventiva (ante decretum!) e, dopo il decreto, si è liberata la strada al coinvolgimento della Sicilia e della Sardegna nonostante il parere fortemente contrario di personalità quali prof.Rubbia (premio Nobel per la Fisica) al fatto che si coinvolgessero le isole in questa scelta…Viene da pensare che abbiano messo in cima alla lista le Regioni più belle! Per questa che all’improvviso viene, probabilmente anche a ragione, considerata un’emergenza, il Governo ha nominato Commissario il Generale Carlo Jean, quel distinto signore di mezza età che, anche, durante la guerra all’Iraq, le televisioni si sono affrettate ad invitare come esperto di tattica militare(!); e, a questa nomina, non ha certo risparmiato potere. Le scorie da “sistemare” sono: 50000 m. cubi di rifiuti atomici di seconda categoria; 8000 m. cubi di rifiuti di terza categoria(i più pericolosi); 30000 m. cubi di rifiuti radioattivi prodotti da programmi nucleari ed attività legate all’industria, nella ricerca, nel settore medico. A questi si aggiungano tutti i metri cubi di scorie radioattive che si avranno quando saranno smantellate le centrali nucleari, i depositi dell’Enea e le Fabbricazioni nucleari: Saluggia (Vercelli), Bosco Marengo (Alessadria), Casaccia (Roma), Trisaia (Matera).Ancora, molte scorie sono stoccate in impianti Enea, Fn, Fiat Avio, Nucleco, Sorin e ci sono molti depositi temporanei ospitati in strutture del tutto inadatte. Alla fine, dovranno tornare in Italia anche le 62 tonnellate di combustibile mandate per essere riprocessate (l’Uranio ed il Plutonio vengono estratti per essere riutilizzati separandoli dai rifiuti veri che vengono stabilizzati inglobandoli in matrici solide, per es. vetrose, e mandati ad un deposito temporaneo) in Francia, al Superphénix (il megagalattico super reattore autofertilizzante che avrebbe dovuto cambiare il nucleare e che è stato chiuso dopo poco perché troppo pericoloso) e quelle inviate a Sellafield in Galles. Se non riprocessato, il combustibile spento viene messo dentro i casks, confidando nelle loro resistenza e durata. La ricerca di un’unica, la dove è possibile, discarica nucleare nazionale è la scelta elettiva di non facile attuazione. Tutte le operazioni necessarie, la scelta del luogo, la preparazione dei rifiuti, la bonifica dei siti sono costosissime. I rifiuti, una volta preparati devono essere trasportati ed è facile capire quanto i trasporti debbano essere sicuri. I contenitori che si utilizzano a questo scopo sono i casks che, come abbiamo visto, pur vantando un ampio margine di sicurezza, presentano i loro punti deboli. Una volta scelto un sito, la sua manutenzione sarà costosissima e dovrà essere garantita per millenni, perché gli elemento radioattivi diventano innocui dopo dieci volte il tempo di dimezzamento (240000 anni per il Plutonio, per l’Uranio il calcolo fatelo voi!). In un certo senso ipotechiamo, con un prezzo altissimo, il nostro futuro politico ed economico. Certo, sicuramente, si confida nell’evoluzione della scienza, con la speranza che questa riesca ad arrivare alla soluzione di problemi oggi irrisolvibili in modo soddisfacente, a dare risposte a domande che oggi risposte non ne hanno. Nessuno, infatti, può garantire la sicurezza totale anche di un deposito creato e amministrato con i massimi criteri a disposizione fino ad ora. Si può arrivare ad un buon stato di sicurezza, questo sì, ma totale è impensabile. Che dire degli errori umani? E siamo forse in grado di costruire barriere di contenzione di durata millenaria? E se no, possiamo garantire che, quando arriverà il momento, saremo in grado di smontare, sostituire e rimontare tutto, soprattutto considerati i costi, e i tempi? In poche parole abbiamo sulle spalle la gestione di un peso di non poco conto e, non solo, lasceremo questo peso, che fra l’altro non smette di aumentare, ai nostri figli, nipoti, pronipoti, pronipoti dei nostri pronipoti fino a così lontano che è anche così difficile da pensare. Tutti voi ricorderete l’incidente nella centrale nucleare di Chernobyl, i danni che causò, le morti, le malattie, il latte, le verdure, l’acqua, l’aria contaminate e il vento, le piogge in grado di portare quella contaminazione fino a noi che ignari confidavamo nei nostri bei campi, nella nostra vita pulita. E come questo valse a svegliare le coscienze completamente intorpidite o disinformate sul nucleare, che, per altro, era ed è trattato con livelli di sicurezza militari, tanto che, sull’onda emotiva che si creò dopo quel fatto, in Italia, il referendum sulla chiusura delle centrali, vinse. Passati gli anni, caduta l’onda emotiva, cambiata la situazione politica il reattore, i reattori di quella centrale hanno continuato ad emettere radiazioni ben al di là della nostra coscienza, più in là della nostra memoria. Purtroppo il sarcofago di cemento armato sotto cui si erano seppelliti così tanti messaggeri di morte, non si è rivelato della stessa tempra ed ha iniziato a logorarsi, a spaccarsi, a fare spazio per il passaggio delle sempre attive, inossidabili radiazioni. Tanto che l’Ucraina ha dovuto chiedere aiuto alla comunità internazionale. Aiuto perché la sua situazione economica è cambiata e non c’erano più soldi per la costosa gestione del sito, non c’erano più soldi per ricostruire il sarcofago cementizio, fino a quando? Fino alle prossime crepe? E qualcuno a risposto? La comunità internazionale ha pagato? Ed è pronta a pagare? Per chi? Per chiunque non possa affrontare il peso economico d’una gestione così cara? E chi può siamo sicuri che lo farà? E per quanto tempo? Ma se nessuno ha risposto all’Ucraina la sua popolazione che fine farà? E le altre su cui spira lo stesso vento, cade la stessa pioggia, circola la stessa aria? Le domande non si sprecano e potrebbero essere infinite. Nei paesi scandinavi esiste uno sfruttamento dell’energia solare che fa impallidire le nostre minime percentuali. Noi non abbiamo più sole? Ed il vento? Se si trattava e si tratta di produrre energia, visto che molta di quella che ci serve la compriamo, soprattutto dalla Francia (che le sue belle centrali le ha, a due passi da noi e dovrà gestirsele…se ce la farà…ecco la spirale senza fine!), perché non vengono appoggiati i sistemi di energia alternativi che esistono da molto tempo? Se voglio sfruttare l’energia solare devo affrontare una spesa altissima come singolo, perché un serio programma politico non ne appoggia e favorisce la diffusione e tutto è lasciato alla “ricca” iniziativa personale? Con i soldi che ci serviranno per limitare i danni da nucleare quante cose si sarebbero potute fare? E d’avanzo….chissà quali disastri ci porteremo dietro! Vogliamo continuare così?  

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