| L'UNIONE SARDA DI SABATO 23 LUGLIO 2005 |
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Canta che ti passa. Lo studio di una psicologa di Cagliari dà una base scientifica alla vecchia massima e scopre che Nilla Pizzi e Celentano sono la cura per una malattia diffusa, ma poco conosciuta: l’afasia. Valeria Serra, 32 anni, ha scritto un saggio (Afasia e Musicoterapia, una proposta alternativa nella riabilitazione del soggetto afasico per mezzo della musicoterapia. Studio di un caso, ed. La Riflessione) in cui espone la sua scoperta su una terapia divertente per una patologia che in Italia colpisce 20 mila persone all’anno e che crea un disturbo del linguaggio a seguito di una lesione cerebrale, come un trauma cranico o un tumore. L’afasico non riesce più a comunicare perché è incapace di tradurre i suoi pensieri in parole, la sua intelligenza è integra, ma non sa più pronunciare il nome delle cose. Valeria Serra, che agli studi di psicologia aggiunge otto anni di pianoforte e canto lirico al Conservatorio di Cagliari, unendo le sue due passioni ha trovato il sistema per ricreare quel ponte interrotto tra la mente del malato e l’esterno. E c’è riuscita cantando Azzurro di Celentano. <<La paziente con cui ho sperimentato questo sistema e a cui ho dedicato il libro, aveva 65 anni - racconta - ho cercato le canzoni che avevano formato il suo bagaglio emozionale e ho abbinato un’immagine ad ogni strofa. Azzurro parla di un treno e solo cantando è riuscita a pronunciare quella prima parola. Un vero successo per una persona che balbettava suoni incomprensibili e non riusciva nemmeno più a chiamare la figlia per nome>>. Da Celentano e Nilla Pizzi è poi passata alla musica corale, la passione di un’altra paziente, ma assicura che anche l’heavy metal può dare gli stessi risultati se piaceva al paziente prima del trauma che ha generato la patologia. <<La spiegazione è semplice: l’afasia nasce da una lesione alla parte sinistra del cervello, ma la memoria sonora risiede nell’emisfero destro. Anziché agire nella parte malata, che è compito insostituibile della medicina tradizionale, ho pensato di potenziare le capacità sopravvissute. Un po’ come insegnare a scrivere con la destra a un mancino che a perso il braccio sinistro>>. Una ricetta fatta di intuito e scienza a cui ha aggiunto un ingrediente fondamentale: il divertimento. <<Il vero segreto è proprio l’allegria. Portare un sorriso a un malato è sempre terapeutico>>. Cristina Muntoni |