FELICE SCIPIONI
CI ILLUMINA SULLA SITUAZIONE DELL'EDITORIA IN ITALIA
Ogni
anno si stampano in Italia 60.000 titoli di libri (circa 160 al giorno),
di questi 32.000 sono novità. La tiratura media di ogni libro è di 5.000
copie. Nel 2003 i titoli in commercio erano 350.000. Dei libri stampati
annualmente, UNO SU TRE - NON VENDE NEPPURE UNA COPIA - UN ALTRO MENO DI
5 COPIE . Ogni anno circa 30.000 titoli escono dai cataloghi per finire
al macero. Le 3.000 librerie presenti sul territorio nazionale sono
sempre più in crisi mentre le circa 32000 edicole esistenti godono di
discreta saluta.
P.S.
NONOSTANTE QUESTI DATI CHIARI E PRECISI C'è SEMPRE QUALCHE IMBECILLE CHE
DECIDE DI FARE L'EDITORE PER ARRICHIRSI.
AUTORI
ESORDIENTI: UNA PIAGA SOCIALE?
da leggere
attentamente prima di inviare materiale presso la nostra editrice
Il maggior
desiderio dell’uomo?
Per Freud fu l’eros e per Adler il potere.
Un attento osservatore dei nostri giorni invece sostiene che in fondo al
cuore di ogni essere umano campeggia impellente e prioritario il bisogno
di essere “riconosciuto”, di essere notato e tramandato.
Ma non pensate al Foscolo, alle “grandi opre” eseguite in vita e
meritevoli di perpetuare la nostra memoria ai posteri. Più modestamente
l’uomo contemporaneo italiano, dall’insegnante all’industriale,
dall’impiegato al fattorino, sogna un libro da pubblicare con un
editore.
Anche se in cuor suo pensa di arricchirsi, l’ aspirante scrittore è
disposto a pagare in banconote il parto della propria mente. (E questo
spiega perché in Italia ci siano oltre cinquemila editori)
Pur sapendo che i libri non si vendono e non si leggono, una folta
schiera di esordienti, ogni giorno – almeno quaranta - dà alle stampe,
in proprio o con un editore a pagamento, il distillato di sogni
accarezzati e vezzeggiati: poesie, racconti, romanzi, autobiografie
romanzate….
Azzardatevi a insospettire questi “geni” ipotizzando che i loro libri,
una volta stampati, potrebbero finire tra le rotative di qualche
cartiera: vi farete dei nemici a vita.
Molti di questi novelli Pasternak non hanno letto per intero un libro
dal tempo del “sussidiario” nelle scuole elementari. E se vi permettete
di consigliar loro la lettura di un libro, prima vi guardano di
soppiatto e poi abbozzano un sorriso di autosufficienza frammisto a
commiserazione. Non insistete. Sarebbe più facile tirar fuori un ragno
dal buco.
Finalmente ci siamo. Dopo concitate telefonate e lettere speranzose
nelle redazioni di cento case editrici, arriva la proposta di contratto:
un capolavoro di arzigogoli e postille, ma il succo è che lo “scrittore”
dovrà acquistare dall’editore – come contributo alle spese - cinquecento
copie dell’”opera stampata”, di grande formato e al prezzo di copertina
appositamente fermentato. Ma lui, lo Scrittore, è talmente esaltato che
non si lamenta: in fondo – pensa - si tratta di un capolavoro ed i 15
euro di copertina li vale tutti.
Il nome è bene evidenziato, la foto a colori di cinque anni fa sovrasta,
in quarta di copertina, le note autobiografiche scritte in neretto.
(Sentite come un gioviale medico e letterato aretino – il Guadagnoli -
nel 1823 , è riuscito con evidente comicità a descrivere in rima questo
aspetto ridicolo dello smanioso scribacchino:
qualsivoglia scrittore, asino o dotto,
se di gloria il desio gli accende il petto,
stampa, e il suo ritratto ficcavi di botto.
Non c’è proprio niente di nuovo sotto il sole. Duecento anni fa come
oggi.)
Il nostro eroe è raggiante. Pregusta la faccia di merda di quei colleghi
che lo hanno sempre considerato il “signor nessuno”.
Tuttavia… nonostante l’euforia ipnotica che lo pervade, un pensiero
dell’ultima ora lo turba: qualcuno potrebbe appropriarsi del suo scritto
o di qualche parte di esso. Per esempio quel tratto ove è descritto
l’incontro…
Ma no… niente problema… c’è la SIAE!
- Pronto, SIAE? Sono uno scrittore esordiente che sta per pubblicare il
suo primo romanzo. Come posso essere garantito per la mia opera
letteraria nei confronti dello stesso editore e di eventuali pirata?-
Ancora 200 euro e ogni timore è dissolto: il timbro a secco della Siae
sarà impresso nel frontespizio…Sembra che il mondo sia lì, con il fiato
sospeso, ad attendere l’evento.
Anche i familiari non vedono l’ora che avvenga questa “uscita”, perché
l’insofferenza e l’attesa spasmodica stanno rendendo il Nostro
irascibile e intollerante.
E lasciamolo lì a fantasticare.
Per rendervi conto del fenomeno vado a spulciare nell’archivio della mia
casa editrice per sciorinarvi un piccolo estratto delle migliaia di
lettere arrivate per posta o per e-mail. Estrapolo tra le ultime:
Ecco l’atto uficiale col quale ti nomino :
oggi, 12.12.2003 dichiaro di aver ceduto il 50% dei diritti d’autore
sulle opere consegnate a Felice Scipioni editore, in cambio della somma
anticipata a me medesimo di euro 3.000 da accreditarsi con bonifico on
line intestato a (segue nome e cognome ) e pagabile presso qualunque
ufficio postale.
Tutto il materiale verrà da me spedito in cd a mezzo posta assicurata al
destinatario entro il 31.12.2003.
E che Dio ci aiuti, ormai sei proprietario di me stesso, trattami bene,
ora ci attende una festa solenne il prima possibile.
La firma che suggella l’e-mail è di persona a me sconosciuta e che
qualche tempo prima mi aveva chiesto telefonicamente di poter spedire in
visione alcuni suoi testi.
17 dicembre 2003, per e-mail:
Sono una donna di 33 anni, mi chiamo Antonietta….indovinate un po’? Ho
appena scritto un libro! È nato come un miracolo questo mio piccolo
Tesoro, il mio primo libro. …Spero vivamente di ricevere una risposta
positiva al più presto, perché io fremo.
P.S. Credo che il mio libro meriti di uscire in tutta Italia, quindi
preferirei che mi informaste sulla vostra estensione. Grazie. Antonietta
Nello stesso giorno, sempre per e-mail:
Cari Scipioni, vi scrivo nella speranza- certezza di trovare delle
persone disponibili, non i soliti direttori editoriali dagli occhi di
ghiaccio e dal grilletto facile. I miei matematici sforzi di
trasformarmi da un idiota che imbratta dei fogli a uno scrittore forse
stanno dando qualche risultato. Qualche tempo fa ho partecipato a un
concorso per giovani presunti e presuntuosi letterati, così per provare,
l’importante è partecipare, si dice così. La giuria dei folli però non
lo sapeva, che io avevo partecipato così, solo per il gusto di provare,
che l’importante è partecipare, si vede che non lo sapeva e ha
decretato:
il racconto vincitore ha convinto le giurie….
Io sono rimasto davvero sorpreso quando ho sentito sulfureo, quando ho
sentito una professoressa, alla premiazione, venire lì a dirmi sottovoce
che quelli della giuria critica hanno votato praticamente all’unanimità
per il mio racconto, erano tutti estasiati dalle mie soprannaturali
capacità, dal direttore di collane e braccialetti dell’Einaudi, al
direttore del Giornale, tutti che dicevano “altro che un gradino, questo
qui è un pianerottolo sopra gli altri”, ma davvero?, gli ho chiesto io
alla professoressa e lei sì, sì davvero.
Adesso ho per le mani un romanzo, che ho scritto prima del racconto.
Posso spedirlo a voi, il romanzo? Saluti. Pietro
Vi garantisco che anche in questo ultimo caso (clinico) non ho aggiunto
nè tolto una sola virgola.
Chi dice che fare l’editore non è divertente?
Oltre cinquecento lettere di questa fatta, pervenute nell’arco di un
anno, sono a disposizione (privacy permettendo) degli increduli e dei
curiosi.
E ringraziamo il cielo di essere piccoli! Vi lascio immaginare quello
che accade nelle redazioni delle grandi case editrici.
Ad una Signora che si lamentava di non riuscire a trovare un editore per
dare corpo alle sovrabbondanze del cuore in piena, Indro Montanelli
rispose: “Troppi ‘cuori’ hanno preso ‘forma cartacea’: sarebbe stato
meglio, invece, se fossero rimasti nei petti” (Corriere della Sera,
20/07/200).
Mi si dirà: ma che male fanno questi esseri bisognosi di lasciare, per i
vivi e per i morti, una traccia del loro percorso sulla terra? È umano e
comprensibile che molti di noi, all’approssimarsi dell’ora fatale,
ripetano il grido oraziano “non omnis moriar!”. Non si possono
sdradicare i sogni dalle coscienze. Sì, è vero! Infatti non chiedo un
patibolo per i 170.700 scrittori ufficiali italiani ( cfr. Banca dati
Alice del 12 dicembre 2003), anche se a questa cifra si debbono
aggiungere altri 200.000 “clandestini” e più di 500.000 scrittori “in
pectore” , cioè quelli che sono alla ricerca di un editore o che si
apprestano a dare alle stampe in proprio i palpiti di un cuore trafitto,
abbandonato in un cassetto.
Però…Dio ce ne scampi e liberi dalle persone che hanno scritto più di
quanto hanno letto! Quasi un milione di scrittori a fronte di qualche
centinaio di migliaia di lettori “forti”!
Questa falange tumultuosa costituisce in molti casi una vera “piaga
sociale”. Per varie ragioni:
- Chi scrive molto (e legge poco) soffre sovente di una sorta di
megalomania che occulta ai suoi occhi il valore delle opere prodotte dai
“concorrenti” (si chiamino pure Proust o Calvino, poco conta), e così
facendo non si può certo dire che offra un buon servigio al mondo della
cultura. La pletora dei prodotti cartacei, offerti gratuitamente,
contribuisce a svilire la merce libro.
- Non pochi scrittori sono egocentrici ed hanno la tendenza a non
leggere gli altri scrittori. A loro basta tenerli d’occhio,
sorvegliarli. Più libri scrivono, più montano in superbia, peccato
capitale e antisociale.
- La mediocrità degli scritti che giungono alle varie case editrici non
funge da deterrente alla pubblicazione degli stessi, in quanto quasi
tutti gli editori vivono pubblicando a pagamento proprio questo tipo di
libri che nuoce al mercato librario (si ricordi che un libro su due è
destinato al macero) e all’immagine dell’editoria in generale.
Per tanti velleitari esordienti di nessun valore, quanti veri scrittori
si celano nel silenzio della loro modestia e consapevolezza, che li
spinge a non esporsi? Quello che manca alla maggior parte degli
scrittori in erba è proprio la modestia, il saper accettare i propri
limiti, la volontà di migliorare.
I grandi scrittori ci hanno insegnato che nulla è tanto misterioso
quanto l’atto della creazione artistica, e come a volte siano necessari
mesi, anni addirittura, di meditazione e autocritica, per giungere alla
stesura definitiva di un lavoro degno di considerazione. Pensate ai
Promessi Sposi: quaranta anni di incubazione e riletture assidue.
Come rispondere quindi a quello scrittore esordiente che in un’altra
mail affermava di aver scritto “dodici romanzi, un centinaio di racconti
e circa mille poesie”? Forse ricordandogli la produzione di un Ippolito
Nievo o di un Italo Svevo, tanto esigua al suo confronto?
Un altro drappello, neanche tanto sparuto, sceglie di fare lo scrittore
per guadagnare soldi. Guardatevi da costoro. Sono i più pericolosi. Ad
essi rivolgerò le parole di un genio, Miguel de Cervantes:
“Una delle maggiori tentazioni del demonio consiste nel convincere un
uomo a scrivere e far stampare un libro con l’intento di ottenere
denaro”.
Altro che ricchezza e fama! Di sicuro, tanta “fame”.