TV DEFICIENTE

Il lamento disperato di chi non ne può più                                                                                   di Eleonora Cipollina

 

E’ del 16 gennaio scorso l’ultima, pesante critica alla televisione italiana. Si vede che i rimproveri nostrani non bastavano:  stavolta la stroncatura è arrivata dall’estero. A gennaio, il giornale inglese Financial Times ha infatti espresso un disgustato parere sui palinsesti italiani: il suo corrispondente Tobias Jones ha illustrato con termini quali «psichedelico», «erotico» e «gerontocrate» lo stato della nostra tv, denunciando, tra l’altro, l’eccesso di pubblicità e la mancanza di rispetto per la dignità femminile. La nostra televisione, insomma, appariva un enorme bidone della spazzatura popolato da Veline, Schedine, Letterine, Ereditiere ecc.

 

Ma il Financial non è stato l’unico: all’indomani delle accuse, come molti ricorderanno, sono apparse sul quotidiano Repubblica le poco benevole dichiarazioni di critici e giornalisti stranieri. Qualcuno ricordava che «oggi in Italia si vive un'anomalia gigantesca: tv pubblica e privata rispondono alla stessa persona, Berlusconi»; qualcuno notava «la frivolezza che attraversa le reti», altri sostenevano che è «difficile vedere certi programmi per più di cinque minuti, specie quelli confezionati per le casalinghe o i quiz ridicoli. Le reti Rai sono trascinate verso il basso da Mediaset». Altri ancora concludevano che «la tv italiana ormai è dominata dalla logica commerciale».

 

Le reazioni, ovviamente, non si erano fatte attendere: il giorno dopo lo scandalo tutto il mondo dello spettacolo italiano si è schierato in difesa del piccolo schermo. E solo Sandra Mondaini ammetteva di essere d’accordo con i critici, lanciando un appello alla signora Ciampi a favore dell’autoregolamentazione dei palinsesti. Quella stessa signora Ciampi che un anno prima era arrivata in prima pagina definendo la nostra televisione «deficiente».

 

E a quanto pare gli spettatori iniziano a darle ragione: un’analisi condotta dal Codacons (l'associazione a difesa dei consumatori) in seguito all’articolo “diffamatore” rivela i pessimi giudizi del pubblico riguardo a Sarabanda e Al posto tuo e ai loro rispettivi conduttori.

 

Ormai, infatti, anche per lo spettatore meno esigente è facile accorgersi che all’estero – benché la tv straniera non possa vantare palinsesti eccezionali – non hanno tutti i torti: la televisione italiana manca di qualità; quella dote che viene sempre più spesso sacrificata in nome dell’Audience, su cui dovrebbe puntare almeno la rete pubblica e che, invece, langue. A distanza di sei mesi dal famigerato articolo, la situazione infatti non è cambiata: le reti italiane prediligono ancora vecchi film strappalacrime o cartoni animati giapponesi nel pomeriggio, letterine e tg verso sera, film demenziali, americanate o varietà (nel senso che c’è di tutto di più) in prima serata. Rare le trasmissioni di un certo spessore o cinema d’autore in orari decenti. Ed è un vero peccato, perché i buoni programmi non mancano, ma vanno in onda dopo l’una di notte: sono documentari educativi, film di prima categoria, approfondimenti giornalistici.

 

Per fortuna sull’altro piatto della bilancia sta lo spettatore. Che in Italia, come rivelava lo stesso Tobias Jones, è molto diverso rispetto alla controparte angloamericana: «gli italiani non guardano passivamente, in silenzio e concentrati come in Gran Bretagna, ma attivamente». La tv, cioè, è sì onnipresente e sempre accesa, ma spesso anche ignorata, interrotta e contestata: chi di noi non ha mai – con ragione – insultato la stella di turno?  

 

Purtroppo, però, questo sembra essere al momento l’unico modo che abbiamo di ribellarci a quella serie di volgarità e banalità che è il sistema televisivo italiano. Forse una soluzione l’ha trovata solo La 7, la nuova rete che sembra lavorare nel segno del prodotto di alta qualità, nata (speriamo) per liberarci del noioso duopolio Rai-Mediaset.

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